I caccia cinesi del Comando del Teatro Orientale dell’Esercito popolare di liberazione hanno agganciato con il radar un aereo stealth straniero a una distanza di 800 metri nei cieli sotto la loro giurisdizione operativa, in un episodio reso pubblico soltanto adesso. A riferirlo è un account affiliato al PLA Daily, il quotidiano ufficiale delle forze armate di Pechino, che parla di un confronto ravvicinato conclusosi con il disimpegno del velivolo straniero dopo una serie di manovre evasive. Non sono stati precisati né la data esatta né il punto preciso dell’intercettazione, ma l’area di competenza del comando comprende il Mar Cinese Orientale e i cieli attorno a Taiwan, uno dei principali fronti di tensione tra Pechino e Washington. Ecco che cosa sappiamo.
Caccia cinesi in azione
Secondo la ricostruzione, il caccia cinese di testa avrebbe modificato rapidamente assetto e tattica, ordinando al gregario di creare separazione longitudinale e mantenere il blocco radar. Quando l’aereo stealth straniero ha tentato di liberarsi con virate evasive, il jet del Dragone avrebbe mantenuto la pressione fino a costringerlo ad allontanarsi. Un aggancio radar a 800 metri, distanza entro il raggio visivo, segnala la capacità di passare dall’osservazione all’eventuale impiego delle armi in pochi istanti.
La notizia è stata ripresa dal South China Morning Post, che ha sottolineato una spetto rilevante: si tratta del secondo episodio analogo divulgato dai media ufficiali in poco più di quattro mesi. Non è da escludere che il velivolo cinese coinvolto fosse un J-16, uno dei principali caccia multiruolo attualmente in servizio nell’aeronautica del PLA. Il modello straniero non è stato identificato, ma la definizione di “stealth” restringe il campo ai jet di quinta generazione dispiegati nell’Indo-Pacifico, inclusi quelli in dotazione agli Stati Uniti e ai loro alleati regionali.
Il radar lock rappresenta un passaggio tecnico cruciale: il sistema passa da una scansione ampia a un puntamento concentrato su un bersaglio specifico, condizione necessaria per guidare un missile o un attacco con cannone. A quella distanza, il gesto assume un valore che va oltre l’aspetto operativo: è un segnale di deterrenza, un messaggio inviato tanto al pilota intercettato quanto ai vertici politici del Paese di appartenenza.
Tensione in crescita
L’episodio, in gran parte ancora avvolto nel mistero, si inserisce in una fase di crescente frizione nei cieli dell’Asia-Pacifico. Il Comando del Teatro Orientale è responsabile delle operazioni attorno a Taiwan, territorio che Pechino considera parte integrante della Cina e che non esclude di riunificare con la forza se necessario.
Negli ultimi anni le missioni di pattugliamento e le esercitazioni su larga scala si sono intensificate, così come le attività di sorvolo e presenza da parte di forze straniere.
Il J-16, entrato in servizio nel 2016 e progressivamente impiegato per sostituire velivoli più datati, è considerato uno degli assetti chiave per le missioni aria-aria lungo la costa orientale.Stati Uniti e Australia hanno in passato denunciato manovre giudicate rischiose da parte di piloti cinesi, soprattutto nel Mar Cinese Meridionale; Pechino replica parlando di operazioni difensive contro “provocazioni”.