Da alleato prezioso a grosso problema elettorale. In un paio di settimane si è consumata una mezza rottura tra Abdul El-Sayed e Hasan Piker. Il primo è il fresco vincitore delle primarie dem del Michigan, mentre il secondo è il controverso streamer che ha spinto la sua candidatura. Nei giorni più intensi l’influencer ha dato una spinta decisiva a El-Sayed grazie a comizi congiunti e soprattutto alla vasta platea di giovani uomini che lo segue sui social.
Qualche giorno fa il medico 41enne che aspira a diventare il primo senatore musulmano nella storia del Congresso è stato costretto a distanziarsi proprio da Piker con un comunicato molto netto. L’oggetto del contendere è, ancora una volta, la posizione del creator su Israele e sugli ebrei americani.
Il momento è delicato per El-Sayed. Smaltita la sbornia dopo il successo alle primarie, c’è un partito da unire, ma soprattutto una coalizione elettorale tutta da costruire, dato che moderati, operai e afroamericani al momento sono piuttosto freddi nei suoi confronti. In questo contesto scivoloni come quelli di Piker non sono d’aiuto e forniscono munizioni importanti ai repubblicani. Ma cos’ha detto Piker?
Le parole di Piker e la presa di distanza di El-Sayed
Durante una delle sue dirette fiume, lo streamer ha discusso del concetto di antisemitismo e del fatto che, secondo lui, opporsi a Israele non sia di per sé antisemita. Gli ebrei americani, prosegue Piker, non sono tutti pro-Israele, ma molte “istituzioni ebraiche” “insegnano alla gente l’idea che gli ebrei siano un blocco monolitico”. “Se gli ebrei americani continuano a diffondere l’idea di essere unicamente legati a Israele, prima o poi qualcuno si farà avanti e agirà, non contro lo Stato di Israele, badate bene, ma contro gli ebrei americani”.
A stretto giro, mentre l’establishment del partito andava in escandescenze, El-Sayed ha diffuso un comunicato insolitamente duro, considerato il suo rapporto con Piker: “Credo che tutti gli americani meritino il diritto di difendere le proprie convinzioni senza timore di violenze”, si legge nella nota. “Questo vale soprattutto per le comunità che in passato sono state intimidite per le loro idee”.
Poi il dem va ancora più nello specifico: “L’antisemitismo è una piaga e dobbiamo affrontarlo in tutte le sue forme”. Quindi arriva la stoccata a Piker: “Nessuno parla a nome di questa campagna elettorale al di fuori di me e dei miei portavoce”.
Piker, in una seconda diretta, non ha replicato, dicendo solo che il comunicato di El-Sayed era “neutro” e che le sue parole sono state travisate. Certo, a guardare lo “storico” degli interventi di Piker, tra minimizzazioni dell’11 settembre e invettive pro-Hamas, non si direbbe.
Dietro la presa di distanze da parte di El-Sayed c’è anche altro. Nella stessa diretta in cui parlava di Israele, Piker se l’è presa con Jeremy Moss, candidato dem al Congresso, membro della comunità ebraica e sostenitore di Israele. Lo stesso Moss ha risposto per le rime: “Non accetterò lezioni da un podcaster californiano su ciò che la comunità ebraica della contea di Oakland, in Michigan, dovrebbe o non dovrebbe credere”.
Il problema elettorale per El-Sayed
Il clima resta teso soprattutto perché El-Sayed non riesce ad avere un ciclo mediatico favorevole in questa fase. I repubblicani stanno intensificando gli attacchi negli spot e lo stanno facendo ricalibrando il messaggio: dall’attacco al presunto socialismo di El-Sayed, che peraltro non fa parte del DSA e si dice convintamente capitalista, alle sue origini e alla sua fede religiosa. Espressione della vasta comunità musulmana del Michigan, il candidato dem sta cercando di unire il partito, ma soprattutto gli elettori.
Come ha scritto Politico, la posizione di El-Sayed su Israele e il suo stretto rapporto con Piker gli impediscono di allargare la propria coalizione elettorale. La difficoltà sta nel tenere insieme un messaggio che non scontenti nessuno, tanto la comunità islamica quanto quella degli ebrei americani. Queste frizioni, intanto, hanno allontanato alcuni finanziatori, che stanno dirottando i loro sforzi, e i loro fondi, verso l’avversario repubblicano Mike Rogers.
La questione Piker per El-Sayed rischia di essere un grosso problema anche perché rappresenta forse la vera insidia per la campagna elettorale, dato che gli altri “nemici” interni al mondo dem, per il momento, hanno deposto le armi. Molti esponenti hanno dato il loro appoggio al giovane medico, tra cui la collega moderata Elissa Slotkin e l’ex segretario dei Trasporti Pete Buttigieg, ma anche l’ex presidente Barack Obama, che ha parlato con El-Sayed dopo la vittoria. Segnali di un partito consapevole che il Michigan è fondamentale per sperare di conquistare il Senato a novembre. Una vittoria che, per ora, il rapporto tra El-Sayed e Piker rischia però di mettere in pericolo.
