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Politica estera

Arabi contro afroamericani e la battaglia di Detroit: così la sinistra Usa (ed El Sayed) rischiano di perdere il Michigan

Il nuovo eroe dei liberal che corre per un seggio al Senato deve conquistare i voti di Detroit e delle contee vicine, un’impresa difficile che rischia di costare la maggioranza ai dem

Alexandria Ocasio-Cortez,Abdul El-Sayed,Bernie Sanders
Da sinistra in primo piano, la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, Abdul El-Sayed, e il senatore Bernie Sanders

Sondaggi e modelli predittivi fotografano un Partito democratico in ascesa, con una possibile sconfitta dei repubblicani (e di Donald Trump) alle elezioni di midterm del prossimo 3 novembre. Eppure, se si prende la lente di ingrandimento e si guarda oltre i sondaggi, ci si accorge che qualcosa non funziona in casa democratica, in particolare in quello che una volta era un bastione del cosiddetto “blue wall”, il muro blu della classe operaia del Midwest: il Michigan. Lo scorso 4 agosto Abdul El-Sayed, medico 41enne di origine egiziana, ha vinto di un soffio le primarie, ma la strada verso il successo è tutt’altro che in discesa. Anzi.

Amatissimo dalla banda socialista di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, El-Sayed ha saputo vincere mobilitando soprattutto giovani ed elettori benestanti. Il problema è che a novembre potrebbero non bastare per sconfiggere il suo avversario repubblicano Mike Rogers. Per riuscire a spuntarla, El-Sayed deve sfondare nell’area di Detroit e nei sobborghi limitrofi, ma la partita è difficilissima.

Elettori che non si fidano

Basta dare uno sguardo al voto del 4 agosto per capire quanto sia complicata la situazione. E per capirlo ci sono tre contee da prendere in considerazione: Wayne, Oakland e Macomb. Sono zone che rappresentano un bacino elettorale fondamentale, senza il quale non si vince. È un discorso che vale anche a livello nazionale: ne sanno qualcosa Hillary Clinton e Kamala Harris, che qui hanno subito rovesci significativi contro Donald Trump, rispettivamente nel 2016 e nel 2024.

Queste tre contee sono un riassunto di cosa sia oggi il Michigan e, in parte, anche di cosa siano gli Stati Uniti. C’è forte presenza di elettori afroamericani e di appartenenti alle minoranze, come quella arabo-musulmana, ma anche di elettori benestanti dei sobborghi e di elettori della working class. Vincerle vuol dire avere in mano le chiavi del seggio. El-Sayed, però, è in difficoltà. Alle primarie tutte e tre queste contee sono finite nelle mani della sua avversaria Haley Stevens, che ha vinto con margini compresi tra 6 e 7 punti.

Una spaccatura generazionale

Il primo problema per El-Sayed è conquistare il voto degli elettori più anziani, come dimostrano i numeri della contea di Oakland, dove le sue preferenze si sono fermate al 45%. L’area, in passato roccaforte repubblicana, oggi mostra tendenze democratiche, ma con caratteristiche peculiari: è composta da sobborghi storicamente moderati, con un elettorato mediamente più anziano, ad alto reddito e con un’alta percentuale di laureati, che tende a preferire candidati istituzionali e pragmatici. Non a caso, la sua avversaria alle primarie, Stevens, ha vinto nettamente tra gli elettori moderati e più anziani.

Commentando il voto, El-Sayed ha detto di non aver ottenuto buoni risultati a causa delle massicce pubblicità negative finanziate dall’AIPAC, il comitato elettorale che sostiene candidati vicini alle posizioni della comunità ebraica. Ma il nodo resta: El-Sayed deve provare a convincere i moderati. Come? Magari cambiando gli spot. Come ha notato la CNN, il dem ha modificato alcuni video realizzati per le primarie, togliendo i riferimenti al senatore socialista Bernie Sanders: un modo, forse un po’ maldestro, per prendere le distanze dai socialisti.

I dubbi della working class

Un altro problema per El-Sayed è conquistare il sostegno degli operai. Da tempo i dem faticano non poco in questo segmento, storicamente legato alla sinistra. Già nel 2016, quando il tycoon si impose qui in modo clamoroso, arrivò il segnale di un cambiamento nelle abitudini di voto.

È il caso della contea di Macomb, che si trova poco a nord di Detroit e rappresenta bene la trasformazione dell’elettorato operaio. Storicamente democratica, con una popolazione prevalentemente bianca e fortemente sindacalizzata, ha sofferto molto il processo di deindustrializzazione che ha colpito l’industria dell’auto. Tra il 2000 e il 2010, solo per citare un dato, metà dei posti di lavoro manifatturieri è finita in fumo.

Durante quella prima campagna elettorale, il tycoon ha gettato una vera e propria bomba nel cuore della sinistra americana e del suo rapporto con gli operai. Tenendo comizi sulla perdita di posti di lavoro e sulla delocalizzazione delle industrie e puntando il dito contro i governi di Bill Clinton e Barack Obama, Trump era riuscito, se non a conquistare il voto operaio, almeno a erodere la fiducia degli operai nei confronti della sinistra. Il 2024 ha confermato questa tendenza: solo nella contea di Macomb il tycoon ha accumulato un vantaggio di 68mila voti su Kamala Harris. E oggi molti operai hanno mostrato chiaramente di non fidarsi di El-Sayed, preferendo Stevens.

Il nodo afroamericano

La battaglia per Detroit e dintorni non è però solo una questione di voto operaio, ma anche di voto afroamericano. Nella contea di Wayne, dove vive un gran numero di elettori dem afroamericani, Stevens ha vinto con 6 punti di vantaggio su El-Sayed, mostrando chiaramente i dubbi degli elettori neri nei confronti del giovane medico. Secondo una stima fatta dal sito The Hill, in tutto lo Stato le zone in cui i residenti di colore rappresentano più del 15% della popolazione hanno votato per Stevens con margini superiori agli otto punti percentuali.

A rendere l’idea è un reportage di Fox News condotto per le vie di Detroit tra gli elettori afroamericani. Molti di loro attaccano i democratici, sostenendo che il partito dia il loro voto per scontato e che non parli dei problemi che interessano quelle comunità. Non è un caso che già nel 2024 una fetta del voto nero sia transitata verso lo stesso Trump. Gli exit poll della CNN dopo il voto presidenziale indicavano che Trump arrivava al 32% tra gli elettori di colore del Michigan, contro circa il 20% del 2020.

Inoltre, secondo un sondaggio del Pew Research Center, la percentuale di elettori afroamericani che si identificano come democratici è diminuita di 10 punti tra il 2020 e il 2025. Ma, al di là di questi dati, dicono gli stessi elettori, ciò che non convince di El-Sayed è la sua piattaforma. Molti sostengono che sia lontana dai bisogni degli elettori afroamericani e qualcuno, nel commentare l’articolo di Fox News, fa notare che lui e i giovani attivisti liberal che lo sostengono sono troppo impegnati a parlare di politica estera, come Israele e Gaza, per concentrarsi su questioni più concrete.

Il punto, però, non riguarda solo il programma, ma anche i rapporti tra le comunità. Tra la minoranza afroamericana e quella arabo-musulmana non corre buon sangue; anzi, le due comunità hanno alle spalle una storia complessa. Orlando Bailey, direttore del magazine Outlier Media, ha spiegato a Vox che tra le due comunità esiste un rapporto teso: “C’è una lunga storia di conflitti e diffidenza. Molti esercizi commerciali frequentati dai residenti afroamericani sono di proprietà di arabo-americani, e le tensioni possono raggiungere il culmine quando le persone si sentono sorvegliate, truffate o maltrattate”. “Queste tensioni”, ha detto ancora Bailey, “a volte sono sfociate in violenza, compresi episodi che hanno coinvolto le stazioni di servizio”.

Esiste anche una sorta di linea di confine piuttosto netta che corre lungo Tireman Avenue e separa le zone arabe della cittadina di Dearborn dalle comunità nere di Detroit. Gli afroamericani si sentono in particolare discriminati dalla comunità araba, che accusano di rendersi spesso protagonista di episodi di intolleranza contro i neri, anche attraverso forme di linguaggio discriminatorio: per esempio, con l’uso della parola abeed, un termine arabo che significa “schiavi” o “servi”, per rivolgersi alle persone nere.

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dearborn arab Scatto di una via a Dearborn, in Michigan (AP/LaPresse/AP)

Per El-Sayed convincere la comunità nera a votarlo non sarà semplice. Ci sono infatti decenni di relazioni problematiche tra le due comunità e la stessa città di Detroit rappresenta un bacino di voti inestimabile, con un’ampia popolazione nera: almeno il 79% dei residenti dell’area urbana è di origine afroamericana, il che fa dell’ex capitale dell’auto la città più nera d’America.

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