Per qualche strana coincidenza, il debutto di Katie Zacharia nella «James Brady Press Briefing Room», la sala stampa della Casa Bianca, ha coinciso con l’uscita di scena di uno dei volti femminili più riconoscibili dell’universo trumpiano. È stata la nuova portavoce ad annunciare che il tycoon aveva chiesto un passo indietro a Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice in Grecia, finita al centro di uno scandalo che ha messo in imbarazzo perfino un’amministrazione così di manica larga, quando si tratta di rapporti tra politica, potere e denaro. «Le abbiamo chiesto di dimettersi. È stata una risorsa per il team. Le auguriamo ogni bene», le parole di Zacharia, che ha così salvato una prima apparizione affatto memorabile. Visibilmente emozionata, appena 14 minuti davanti ai giornalisti, gran parte dei quali trascorsi a leggere un elenco dei recenti «grandi successi» del presidente, solo tre le domande a cui ha risposto.
Troppo poco nel confronto con la altrettanto bionda e avvenente Karoline Leavitt, la giovanissima (29 anni) «macchina da guerra» che l’aveva preceduta, che in estate ha preferito lasciare il proprio incarico per dedicarsi alla famiglia (ha due figli piccoli), ma che presto vedremo sugli schermi di Fox News come ospite fissa. Zacharia, 42 anni, che di figli ne ha quattro, si è presentata con un curriculum da avvocato e da commentatrice su alcuni media conservatori. Un solo precedente come portavoce, appena un mese, con l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, allontanata mesi fa dal governo dopo una gestione controversa del suo dipartimento. L’annuncio del siluramento di Guilfoyle ha di fatto salvato la prima uscita della nuova portavoce, sulla cui durata i maligni frequentatori della sala stampa della Casa Bianca già fanno scommesse. Quanto alla ormai ex ambasciatrice, il suo destino era segnato, dopo che Trump si era detto «non contento» di quanto era stato rivelato negli ultimi giorni dal Wall Street Journal.
Una brutta storia che ha messo fine anticipatamente alla carriera diplomatica della 57enne Kimberly, già procuratrice in California, ex moglie del governatore democratico Gavin Newson, poi commentatrice di Fox News e poi fidanzata di Donald Trump Jr. La sua nomina era stata vista proprio come un tentativo di allontanarla da Washington, dopo che il figlio maggiore del presidente l’aveva scaricata per fidanzarsi e poi sposare la 39enne «socialite» Bettina Anderson. Secondo una serie di messaggi di testo pubblicati dal Wsj, Guilfoyle, lo scorso anno, alla vigilia della sua conferma da parte del Senato, aveva chiesto a un donatore di Trump, Eric Deters, di saldare «senza lasciare traccia» uno scoperto di 100mila dollari sulla sua carta di credito, promettendo di intercedere per suo conto all’interno dell’amministrazione. Uno scoop imbarazzante, peraltro pubblicato in coincidenza con la visita del segretario di Stato Marco Rubio ad Atene. Ma già in precedenza, il Daily Mail aveva raccontato di comportamenti poco consoni per un’ambasciatrice e di un’attività di lobbying parallela inconciliabile con il ruolo. «Accuse false», ha scritto lei su X, annunciando le dimissioni.
