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Politica estera

“Il Pacifico dovrebbe diventare Oceano America”: la nuova provocazione di Trump

Il presidente Usa sempre più “geografo in capo” annuncia più o meno scherzando nuove modifiche alle mappe

President Donald Trump speaks as Republican congressional candidate State Sen. Brent Taylor, R-Memphis, from left, Tennessee Republican congressional candidate Charlie Hatcher, Rep. Matt Van Epps, R-Tenn., and State Rep. Johnny Garrett, R-Goodlettsville, a Tennessee Republican congressional candidate, listen at a campaign rally at F&M Bank Arena, Saturday, Oct. 10, 2026, in Clarksville, Tenn. (AP Photo/George Walker IV) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

“Abbiamo il golfo. Abbiamo un lago meraviglioso. Ora, qualcuno ha detto, hai bisogno di un fiume… Abbiamo bisogno di un fiume. Abbiamo bisogno di un oceano”. L’ultima boutade di Donald Trump, pronunciata sabato pomeriggio durante un comizio a Clarksville, in Tennessee, arriva nel pieno di un blitz elettorale del presidente tra gli Stati rossi (ma nelle ultime ore il tycoon ha infilato un’apparizione anche a Syracuse, nel deep blue State di New York) per cercare di salvare il Gop da una batosta alle urne il prossimo 3 novembre. Batosta che, secondo un sondaggio pubblicato da Politico, non potrebbe essere più evitata nemmeno se il leader Usa di qui al giorno delle elezioni di midterm annunciasse la fine della guerra in Iran, facesse scendere il prezzo della benzina di un dollaro o creasse 100mila nuovi posti di lavoro.

Con le prospettive economiche degli statunitensi sottoposte a forte stress e al centro di ogni analisi politica, in pochi si aspettavano di sentire The Donald parlare di oceani. Non dopo che il presidente Usa aveva già rinominato Golfo d’America il Golfo del Messico e Lago America il Lago Ontario. Certo, i simpatizzanti del capo Maga sono abituati al consueto parlare a ruota libera trumpiano (il cosiddetto “the weave”) e nel corso del comizio di Clarksville, aperto dal cantante Kid Rock, i presenti hanno ascoltato il commander in chief fare campagna a favore del senatore Bill Hagerty e la candidata governatrice Marsha Blackburn, prendendo nota delle promesse di miliardi di dollari in investimenti nel settore manifatturiero e degli sforzi dell’amministrazione repubblicana contro la criminalità del Tennessee.

Ma un comizio di Trump non sarebbe tale se non andasse fuori tema. E dunque, dopo aver affrontato il dossier Iran - i leader del regime islamico sono “pazzi”, ha detto il tycoon rivendicando di aver distrutto la marina, l’aviazione e i sistemi di difesa dell’Iran -, il presidente ha suggerito, non per la prima volta, che lo Stretto di Hormuz un giorno potrebbe essere chiamato “Stretto di Trump”. Il leader Usa a questo punto, dopo aver annunciato di aver bisogno di un oceano, ha dichiarato scherzosamente (ma con The Donald non si può mai dire) che l’Atlantico o il Pacifico potrebbero diventare, prima della fine del suo mandato, “l’oceano Trump” o ”oceano d’America”.

Come ricorda il Washington Post, il presidente può avvalersi dei poteri esecutivi per rinominare specchi d’acqua e altre caratteristiche geografiche. E il tycoon, che sembra ormai essersi rassegnato a non vincere più il premio Nobel per la Pace, si mostra sempre più interessato a voler riscrivere le mappe. A settembre il leader Usa ha suggerito di voler rinominare lo Stato del “Nuovo Messico” in “Nuova America” e nel corso del comizio di ieri, il capo della Casa Bianca ha anche sostenuto che non intende cambiare il nome del fiume Hudson (il corso d’acqua che attraversa il suo Stato natale, New York) né il nome del fiume Mississippi.

Tornando al motivo centrale della sua presenza in Tennessee, Trump si è rivolto ai suoi sostenitori chiedendo di fargli “un favore”. Fate finta che io mi candidi”, ha detto Trump ricorrendo ad un appello più volte pronunciato nelle scorse settimane in vista delle elezioni di midterm. “A volte è bello andare in un posto dove non si è obbligati ad andare, ma si è lì per ringraziare le persone fantastiche che ti hanno eletto tre volte”, ha dichiarato il presidente alludendo ai suoi successi elettorali nello Stato. E chi si aspettava che il tycoon annunciasse l’intenzione di voler cambiare il nome della città che lo ha ospitato, da Clarksville a Trumpville, sarà tornato a casa deluso.

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