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Politica estera

Il premio a Westminster per l’inclusione femminile va all’attivista musulmana che sfoggia il velo integrale

“British Citizen Award” assegnato a Khadija Patel che promuove l’emancipazione delle donne indossando il “niqab”

British Citizen Award

Un premio che vale più di mille saggi di sociologia. Un premio che diventa rappresentazione plastica del cortocircuito culturale che sta vivendo l’Occidente. Un premio che, nell’indifferenza dei più, segna il superamento di un confine, che dovrebbe essere sempre ben marcato, ovvero quello del buon senso. Il 23 luglio, a Westminster Palace, è stato conferito il British Citizen Award a una giovane musulmana di Bolton, sobborgo della Grande Manchester. Si tratta di Khadija Patel ed è la fondatrice del Krimmz Girls Youth Club, organizzazione impegnata a sostenere «l’emancipazione delle giovani donne». «Attraverso lo sport - si legge nelle motivazioni - ha abbattuto barriere culturali, promosso l’uguaglianza e rafforzato la coesione della comunità». Peccato che alla cerimonia ufficiale l’attivista si sia presentata indossando un lungo niqab nero che lasciava intravedere a stento i suoi occhi. Un’immagine che è l’esatto opposto dell’emancipazione femminile.

Ora, nulla da dire sul suo impegno nell’aiutare «ragazze provenienti da contesti etnicamente diversi e sotto-rappresentati». E nulla da dire sui risultati ottenuti dal Krimmz Girls Youth Club che, attraverso lo sport, punta a «promuovere l’inclusione sociale, la salute fisica, il benessere emotivo e lo sviluppo personale». Il velo islamico, però, non è propriamente un simbolo di inclusione. Anzi, in molte comunità e in molti Paesi, è il simbolo dell’oppressione della donna. Le cronache, purtroppo anche in Italia e in numerose altre città d’Europa, sono piene di casi di ragazze che hanno pagato con la vita quando hanno provato a vestirsi

«all’occidentale» rifiutando il velo. E così vedere alla premiazione Khadija Patel coperta dal niqab o, sul sito dell’organizzazione, ragazze (anche molto giovani) con l’hijab fa pensare tutto fuorché all’emancipazione o all’inclusione.

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