Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 19:18
Politica estera

In politica estera Donald avrà ancora mano libera

Nel 1994 Clinton perse entrambe le Camere e dovette ridefinire le proprie priorità

TOPSHOT - US President Donald leaves after delivering a speech marking the end of the midterm election campaign, in Washington, DC, on November 2, 2026. (Photo by Brendan SMIALOWSKI / AFP)

La conquista del Congresso da parte dei democratici, qualora si verificasse, non comporterebbe necessariamente un ridimensionamento dell’iniziativa internazionale di Donald Trump. Nel 1994 Clinton perse entrambe le Camere e dovette ridefinire le proprie priorità. Fu proprio dopo quella sconfitta che la sua amministrazione si dedicò intensamente alla politica estera, dalla gestione delle crisi balcaniche al processo di allargamento della Nato fino alla nascita della Wto. Ancor più indicativo è il caso di George W. Bush. Dopo la vittoria democratica del 2006, annunciò un notevole rafforzamento delle forze americane in Iraq, nonostante la contrarietà della nuova maggioranza. Il Congresso approvò misure per costringere il ritiro delle truppe, ma Bush pose il veto e i democratici non riuscirono a superarlo. Con la Camera passata ai repubblicani, Obama ordinò nel marzo 2011 l’intervento militare in Libia senza una preventiva autorizzazione legislativa. Anche in questo caso il dissenso parlamentare non si tradusse nella capacità di impedire l’iniziativa. Questo perché il Congresso non dispone della direzione della politica estera. La Costituzione attribuisce al presidente il comando delle forze armate e ampie prerogative nella conduzione dei rapporti internazionali. Un’eventuale perdita del Congresso da parte dei repubblicani avrebbe molto probabilmente l’effetto di accentuare la già forte contrapposizione partitica, rendendo a Trump più difficile la realizzazione del suo programma di politica interna e sottoponendo la amministrazione a un controllo parlamentare molto aggressivo. Tuttavia non ne deriverebbe una riduzione della libertà presidenziale d’azione internazionale. Come accaduto, proprio le difficoltà domestiche potrebbero quindi spingere Trump a cercare sulla scena internazionale il terreno sul quale esercitare maggiormente la propria iniziativa e affermare la propria leadership.

Commenti