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Politica estera

Iran, ore contate: accordo o raid Khamenei minaccia gli alleati Usa

La Guida Suprema avverte: “Se attaccati, risposta senza limiti geografici”. Si tratta in Qatar Intanto Vance scrive al “falco”. Rezaei per tentare di convincere i duri del regime alla strada diplomatica

epaselect epa13342880 Iranian people walk past a mural depicting late Iranian supreme leader Ayatollah Ali Khamenei, in a street of Tehran, Iran, 31 October 2026. Iranian Army spokesperson Brigadier General Mohammad Akraminia warned on X on 31 October that any resumption of US military operations against Iran would engulf a much wider region in war, even as mediation efforts continue. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH RESTRICTIONS: NO Access Israel Media/Persian Language TV Stations Outside Iran/Strictly No Access BBC Persian/VOA Persian/Manoto TV/Iran International TV. (As mandated by Iran's Directorate General for Foreign Media) --

Mentre si moltiplicano le speculazioni su una ripresa del conflitto in Medioriente, la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, preme l’acceleratore e ordina alle forze armate di rispondere immediatamente e senza «limiti geografici» a «qualsiasi minaccia nemica». Khamenei ha tuonato ancora: «Se i nemici dovessero lanciare nuovamente attacchi, saranno le forze armate della Repubblica islamica e il popolo iraniano a determinare il momento e le condizioni della loro fine». Mojtaba ha aggiunto che ha già ordinato ai vertici militari di aggiornare l’elenco degli obiettivi, di cui farebbero parte «ogni sorta di risorsa, materiale o immateriale, appartenente al nemico americano-sionista». Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha minacciato raid «devastanti» in caso di conflitto.

Anche se il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, sotiene che una decisione non sia ancora stata presa, l’amministrazione Trump ha informato gli alleati nel Golfo di prepararsi a una serie di bombardamenti brevi e intensi contro la Repubblica islamica, un’altra piccola Epic Fury, come l’ha definita lo stesso presidente americano. Gli attacchi sarebbero

previsti già per il 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Ma gli alleati stanno facendo pressioni su Washington affinché allenti la tensione, temendo ritorsioni da parte di Teheran. Intanto proseguono le trattative. L’emittente qatariota Al-Araby Al-Jadeed ha rivelato che una delegazione statunitense terrà colloqui diretti con una rappresentanza iraniana a Doha, in Qatar. L’arrivo del gruppo americano giunge a seguito dei progressi nei negoziati dopo la visita a Teheran, avvenuta venerdì, dei mediatori qatarioti. Al-Araby Al-Jadeed ha aggiunto anche che sono stati raggiunti accordi preliminari sul programma nucleare iraniano, lo Stretto di Hormuz e la concessione di incentivi economici all’Iran, con la Cina e la Russia nel ruolo di garanti dell’intesa.

Il lavorio diplomatico è incessante. Mercoledì, il Wall Street Journal ha riferito che Vance aveva contattato Mohsen Rezaei, il principale consigliere per la sicurezza nazionale ed ex comandante, per lungo tempo al vertice del potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L’iniziativa riflette la convinzione dell’amministrazione Trump di dover trattare direttamente con una figura iraniana

che eserciti influenza sugli «estremisti», gli hard-liner che si sono opposti a un accordo, nel tentativo di riavviare così i negoziati tra le due parti. Secondo alcuni analisti il pensiero strategico della Repubblica Islamica ha subìto un mutamento significativo: una maggiore propensione al rischio e l’abbandono della politica di «pazienza strategica». Di conseguenza, l’Iran potrebbe reagire a operazioni israeliane indirette attraverso un’azione militare diretta. I leader di Teheran sono perfettamente consapevoli di come i costi della guerra abbiano inciso sulla popolarità di Trump. A loro avviso, un accordo gioverebbe al presidente in vista delle elezioni, offrendo a Teheran un potere contrattuale maggiore. Ma c’è di più. Il Wsj ha rivelato che giovedì il comandante del Centcom, Brad Cooper, ha illustrato a Trump le opzioni militari per una eventuale nuova guerra all’Iran. Un evento insolito, dato che raramente Cooper riferisce direttamente al presidente di persona. Non lascia presagire nulla di buono.

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