Condannati a convivere. Dai sondaggi e dal capo dello Stato. In Israele chi sperava in un ribaltone capace di mettere alla porta Bibi Netanyahu e spedirlo prima in tribunale e poi in prigione farà meglio a ricredersi. I sondaggi resi noti ieri dall’emittente Canale 12 parlano chiaro. Il blocco favorevole a una coalizione con l’ex generale Gadi Eisenkot e al partito Yashar su cui tutti puntavano per mandare a casa il premier conquisterà appena 54 seggi, sette di meno di quelli che gli servirebbero a garantirsi la maggioranza in una Knesset composta da 120 deputati. E non potendo contare sul voto dei partiti arabi, decisi a non concedergli i 13 voti indispensabili a spuntare la maggioranza, Eisenkot, ex generale di origini marocchine, un figlio e due nipoti morti a Gaza dopo il 7 ottobre, sarà costretto a cercare un’alleanza con Bibi. Che non chiederà di meglio visto quanto lo aspetta in caso di esclusione dai vertici del potere.
Ma a rendere obbligatoria l’alleanza tra i due grandi protagonisti della sfida elettorale non sono solo i numeri. A rendere tutto ancora più probabile è l’autorità del presidente della Repubblica. Intervenendo a una conferenza solo poche ore dopo la pubblicazione dei sondaggi Isaac Herzog ha detto di voler fare«“tutto il possibile per formare un governo stabile per Israele». «Dobbiamo comprendere - ha aggiunto il presidente - che le nostre sfide nazionali sono enormi ed evitare per quanto possibile di andare a nuovamente al voto». La sensazione insomma è che si vada verso un’elezione dal risultato già scontato seguita dalla formazione di un esecutivo pilotato dalla presidenza. L’unica vera novità potrebbe essere l’esclusione di quei partiti di estrema destra che negli ultimi tre anni hanno condizionato pesantemente le scelte politiche e militari di Netanyahu.
Una prospettiva che preoccupa non poco il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. «Tutti i segnali indicano che il premier punterà ad allearsi con Eisenkot» ha detto il ministro ricordando che il suo partito l’Ottzma Yehudit è stato escluso da un vertice dei partiti di destra tenutosi poco prima. «Netanyahu, non commettere questo errore - ha detto Ben Gvir - cerca pure di attrarre i voti di Eisenkot, ma il blocco deve essere di destra pura e totale. Invece di sottrarre seggi a me, vai a sottrarli a Eisenkot».
Le indicazioni dispensate dal presidente della Repubblica stanno facendo indignare le forze dell’opposizione centrista guidata dall’ex premier Yair Lapid e da Yair Golan, leader del Partito democratico. I due hanno subito respinto al mittente l’ipotesi di un governo di unità nazionale. Lapid ha espresso la viva speranza che il capo di Stato «non tenti di promuovere un altro finto governo di unità nazionale, in cui Netanyahu ingannerebbe nuovamente i partner e causerebbe ulteriori disastri ai cittadini israeliani. Non collaboreremo - ha detto - a una simile iniziativa e invito anche gli altri partiti del nostro schieramento a non entrare in un governo del genere». Netto anche il leader dei Democratici: «Non ci sarà nessun governo di unità con Netanyahu. Pensarlo anche solo per un momento - scrive su X Golan - equivale a piantare un coltello nella schiena del pubblico democratico d’Israele».
