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L’Ucraina boicotta la cerimonia contro le Paralimpiadi alla russa

Pesa la decisione dell’Icp (filo-Putin) di acconsentire alle bandiere di Mosca e Minsk. E Zelensky: "Vogliono farci cedere il Donbass"

L’Ucraina boicotta la cerimonia contro le Paralimpiadi alla russa

Sotto il cielo delle Alpi, le Paralimpiadi non sono soltanto una festa dello sport ferito e orgoglioso: sono diventate un confine politico. E in quel confine si misura oggi la temperatura morale dell’Europa. La decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di riammettere atleti russi e bielorussi ai Giochi sotto la loro bandiera, è stata definita «democratica». L’organizzazione ha parlato di voto regolare dei membri, di processo condiviso, di legittimità formale. Ma la democrazia procedurale, in tempo di guerra, non sempre coincide con la percezione di giustizia. L’Ucraina ha annunciato il boicottaggio della cerimonia inaugurale. La Repubblica Ceca si è accodata.
La questione non è tecnica, ma simbolica. Lo sport paralimpico, che nasce per ricucire le ferite della storia e dei corpi, si trova a dover decidere se la neutralità sia ancora possibile quando le ferite sono aperte e sanguinano a poche migliaia di chilometri di distanza. Il Comitato difende la propria autonomia. Kiev e Praga evocano invece una responsabilità morale che travalica lo statuto. In mezzo, gli atleti: uomini e donne che hanno già combattuto battaglie intime e che ora si ritrovano, loro malgrado, arruolati in una contesa geopolitica.
La vicenda Paralimpiadi riporta al centro il peso crescente della politica nello sport. Fa discutere l'ingresso di Gianni Infantino, presidente della Fifa, nel Board of Peace. La presidente del Cio Kirsty Coventry, sorpresa dalla notizia, ha ribadito che la Carta Olimpica impone neutralità politica per garantire equità e indipendenza nello sport. Mentre si consuma una querelle tutt'altro che simbolica, nelle cancellerie europee si gioca una partita ben più concreta. A Cracovia, il formato E5 (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito) ha ribadito che ogni accordo di pace dovrà prevedere solide garanzie di sicurezza per Kiev.
L’Alta rappresentante Kallas ha indicato una strategia su doppio binario: rafforzare il sostegno militare all’Ucraina e aumentare la pressione economica su Mosca. Ma il 20° pacchetto di sanzioni resta bloccato: Grecia e Malta frenano sul divieto totale dei servizi marittimi per il petrolio russo, mentre l’Ungheria, durante la riunione degli ambasciatori a Bruxelles, ha congelato il prestito Ue da 90 miliardi di euro, mettendone a rischio la stabilità finanziaria di Kiev. Orbàn chiede il transito del petrolio per togliere il veto.
Zelensky mantiene aperto il canale negoziale: parla di nuovi trilaterali a Ginevra a inizio marzo, si dice pronto a compromessi realistici, ma non a ultimatum. Rivela: «Russia e Usa vogliono farci cedere il Donbass. Io rispondo congratulandomi con il nostro esercito: 300 chilometri quadrati sono stati liberati. Compromessi? Siamo pronti a discuterne solo con gli Stati Uniti. Poi denuncia come la spinta per lo svolgimento di elezioni in tempo di guerra sia in realtà una manovra del Cremlino per destabilizzare l’Ucraina e rimuoverlo dal potere. Il leader di Kiev ha convocato una riunione con un ristretto gruppo di consiglieri, incaricandoli di elaborare un piano operativo sulle strategie militari da attuare nei prossimi tre anni. Intanto la presidente del Consiglio Meloni prenderà parte martedì a un vertice internazionale in videoconferenza dei Volenterosi. L’incontro sarà co-presieduto da Macron e Starmer.

Il conflitto prosegue con nuove vittime: un morto a Kharkiv, un civile ucciso a Sebastopoli e due persone decedute a Belgorod.
Le tensioni crescono fino ai cieli dell’Alaska, mentre Kiev accusa Mosca di addestrare nordcoreani e reclutare miliziani da Kenya e Nigeria.

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