Non sarà un classico colpo di Stato, ma in poche ore la Polonia ha fatto un balzo indietro di 40 anni, con scene che fanno tornare alla mente la cortina di ferro. Due giorni fa il governo di larghe intese liberal-progressista guidato da Donald Tusk ha inviato la polizia nella sede della Corte Costituzionale per provare a cambiarne i membri. Gli stessi agenti hanno impedito ai giudici legittimamente nominati di farvi ingresso, tentando anche di impedire l’accesso al presidente della Repubblica, Karol Nawrocki del partito di destra PiS, che su un volo di Stato per il Senegal ha virato in fretta e furia, facendo ritorno in patria.
Nel frattempo il ministro della Giustizia, che ha anche il ruolo di procuratore generale, ha chiesto per il presidente della Corte, nominato dal partito PiS, la revoca dell’immunità mentre un giudice recentemente nominato da Tusk ha annunciato di voler assumere la presidenza ad interim. Il premier ha difeso la sua scelta: «Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere», ha sottolineato con riferimento alle modalità di nomina di quei giudici, accusati di essere stati messi lì dal PiS con meccanismi
non trasparenti. «Dopo anni di illegalità sotto il governo del PiS, si tratta di un processo difficile, talvolta doloroso, che richiede un’azione determinata. Non esiste un’altra strada».
Di fatto, il dispiegamento delle forze dell’ordine si è verificato proprio quando il presidente della Repubblica era diretto all’estero, circostanza che ha suscitato l’indignazione popolare e il rischio di disordini. Per questo Nawrock, una volta rientrato, ha convocato i rappresentanti dei partiti della maggioranza centrista e dell’opposizione nazionalista per consultazioni, al fine di fermare una crisi dagli esiti imprevedibili. Le consultazioni sono state convocate «a causa della minaccia che incombe sulla sicurezza interna della Repubblica di Polonia», recita la nota ufficiale.
Critici verso Tusk anche i vertici del gruppo dei Conservatori e riformisti al Parlamento europeo, a cui il PiS aderisce, epitetandole come una violazione dello Stato di diritto: «Condanniamo questo attacco all’indipendenza della magistratura e alle garanzie costituzionali della Polonia. Nessun governo è al di sopra della legge - ha detto
il copresidente di Ecr, Nicola Procaccini - Sosteniamo il presidente Nawrocki nella difesa dell’ordine costituzionale polacco. Il rispetto della sovranità nazionale e dell’indipendenza della magistratura deve rimanere una questione di principio». Raddoppia la dose Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo e vicepresidente di Ecr Party secondo cui in Polonia c’è stata «una grave violazione dello Stato di diritto, ma l’Ue tace».
Come uscirne dunque? Secondo l’ex premier Mateusz Morawiecki, già leader di Ecr, per evitare il peggio si dovrebbe lavorare per un governo tecnico sotto la guida di Marek Jurek (ex presidente della Camera ed esponente della destra, ndr) fino alle elezioni che determineranno una nuova maggioranza parlamentare: «La semplice fine del disastroso governo di questa coalizione sarà solo l’inizio: abbiamo bisogno di un pianoforte concreto per il futuro, affinché le scene drammatiche di ieri non si ripetano mai più».
