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Politica estera

Le auto cinesi filmano i soldati e i codici delle basi militari Nato: scatta l’allarme spionaggio

Durante un’esercitazione in Norvegia, alcune vetture a noleggio hanno registrato spostamenti dei militari e accessi riservati. Resta il mistero sulla destinazione dei filmati

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Guai a considerare le auto moderne dei semplici mezzi di trasporto. Le vetture di ultima generazione sono infatti in grado di raccogliere informazioni, registrare immagini, memorizzare percorsi e persino comunicare con sistemi esterni. Tutto questo ha già fatto scattare diversi campanelli d’allarme in giro per il mondo a causa del rischio che queste vetture possano essere utilizzate come strumenti di spionaggio. L’ultima vicenda emblematica arriva dalla Norvegia, dove alcune vetture a noleggio di produzione cinese avrebbero registrato movimenti di soldati e codici di accesso durante un’esercitazione militare.

Cosa è successo in Norvegia

Secondo quanto riportato dal quotidiano norvegese Dagens Næringsliv, drante l’esercitazione Operasjon Hovedstad, organizzata lo scorso settembre per preparare la difesa di Oslo e delle sue infrastrutture, alcuni militari hanno scoperto filmati salvati nelle vetture da loro utilizzate.

Il tenente Fredrik Blanck ha fatto sapere che le registrazioni mostravano gli spostamenti dei soldati, le persone trasportate, i luoghi raggiunti e il tempo trascorso nelle diverse località. Alcuni video avrebbero inoltre catturato i codici digitati per aprire cancelli e porte militari.

Quali automobili sarebbero state coinvolte? Almeno due sarebbero stati modelli Deepal, marchio del gruppo cinese Changan. I filmati sono stati cancellati dai veicoli accessibili ai militari, ma non è stato possibile stabilire se esistessero altre copie o se i dati fossero stati trasferiti altrove.

Rischi informatici

Le vetture erano state noleggiate attraverso Hertz Norway, gestita da una società appartenente alla struttura aziendale di Volvo Cars, controllata a sua volta dal gruppo cinese Geely. Non ci sono, al momento, prove che le informazioni siano state trasmesse a Pechino ma, tra indiscrezioni e voci di corridoio, l’allerta resta elevata.

Anche perché il caso norvegese si inserisce in un dibattito molto battuto. Il Financial Times, per esempio, ha più volte approfondito i rischi informatici legati ai veicoli connessi, evidenziando come telecamere, sensori e sistemi digitali possano raccogliere informazioni sensibili e creare nuove vulnerabilità.

La questione non riguarda soltanto le immagini registrate all’interno dell’abitacolo. I dati sulla posizione, gli spostamenti e l’ambiente circostante possono contribuire a ricostruire abitudini e attività di persone e organizzazioni. Il rischio, in determinati contesti, è che queste informazioni diventino utili per attività di intelligence o che eventuali vulnerabilità permettano interventi da remoto.

Le auto cinesi nel mirino

Gli Usa hanno scelto una linea particolarmente severa. Il Dipartimento del Commercio statunitense ha infatti finalizzato una norma che vieta determinate transazioni relative a software e hardware dei veicoli connessi legati a Cina e Russia, citando appunto proprio i rischi per la sicurezza nazionale.

La preoccupazione, in sostanza, è che i suddetti componenti digitali e sistemi di comunicazione possano essere utilizzati per raccogliere dati o compromettere il funzionamento dei mezzi.

In Europa, invece, la Polonia ha vietato l’accesso delle auto prodotte in Cina alle installazioni militari, salvo deroghe accompagnate da specifiche misure di sicurezza. Nel Regno Unito, dove il numero di vetture cinesi cresce di mese in mese, alcuni parlamentari britannici hanno lanciato l’allarme in merito al fatto che i nuovi veicoli Made in China possano essere usati per spiare e raccogliere dati.

La posizione della Norvegia

Tornando alla Norvegia cosa è successo, alla fine, nel Paese scandinavo? Le forze armate norvegesi hanno dichiarato di essere consapevoli dei rischi legati ai dispositivi elettronici, ma non ritengono opportuno introdurre un divieto generalizzato per le vetture provenienti da determinati Paesi.

La posizione riflette anche le difficoltà pratiche di escludere intere categorie di veicoli dalle attività quotidiane e dalle esercitazioni. Nel caso che ha scatenato l’allarme spionaggio, nel momento in cui scriviamo, non è stato accertato che i filmati siano finiti nelle mani di soggetti esterni, né che la registrazione fosse parte di un’operazione deliberata. L’eventualità che un veicolo riprenda inconsapevolmente codici, percorsi e procedure militari ha tuttavia sollevato un problema concreto.

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