Governo che traballa, imboscate, colpi bassi, ipotesi di alleanze, trattative, polemiche. La Spagna è nel caos e la via d’uscita è sempre più stretta. Venerdì il Congresso spagnolo ha bocciato i due decreti proposti dal governo Sánchez per tamponare la crisi degli affitti e da quel momento è successo di tutto. Chi ha votato contro, l’opposizione di destra composta da Popolari e Vox, spera nel voto subito, forte dei sondaggi che li danno in vantaggio. I catalani di Junts, il partito che tiene a galla il premier con il suo appoggio, gli ha voltato le spalle ma già ritratta e aspetta le decisioni della Corte Suprema sul futuro del suo leader Puigdemont, in esilio per evitare il carcere. Sanchéz è alla finestra e studia come cavarsela ancora una volta. Ce n’è abbastanza per un pasticcio che l’Italia dei governi balneari è nulla in confronto.
L’asse tra Popolari e Vox non vede l’ora che Sánchez si svegli dalla siesta e dia il via libera a elezioni anticipate. Secondo gli ultimi sondaggi i Popolari sarebbero oltre il 31% dei consensi con Vox sopra al 19. I socialisti del premier si attesterebbero intorno al 26% con i cespugli della sinistra, divisi come tradizione, che non darebbero un contributo decisivo alla coalizione, data in totale di poco sopra al 40%. Feijóo già si immagina premier e studia la squadra per un governo che svolta a destra ma tutto può ancora succedere, un po’ come alle ultime elezioni quando Sánchez, maestro di alleanze e intrighi di palazzo, partiva sfavoritissimo ma riuscì a spuntarla grazie all’intesa con i catalani di Juntos per cui diede vita a un’amnistia per togliere dai guai gli indipendentisti. Due le strade su cui punta Sánchez per tenersi la poltrona. Per prima cosa, intestarsi la protesta di piazza che ha portato centinaia di migliaia di spagnoli a protestare. Lui, il decreto lo ha proposto e altri lo hanno fatto saltare: così può «vendersi» come hombre del pueblo che vuole favorire i ceti bassi, dopo essere stato il più acerrimo nemico di Israele sfruttando l’onda pro-Pal, altissima in Spagna. Poi, c’è il tema alleanze. Gli indipendentisti catalani, subito dopo il voto in aula, pare si siano pentiti. La portavoce parlamentare di Junts ha invitato i socialisti a «sedersi a negoziare per canalizzare il dibattito su un accordo», aggiungendo poi che «dipende da loro». Una marcia indietro figlia non di un rimorso di coscienza ma del calo di consensi in Catalogna che vede Junts sovrastato nei sondaggi dall’estrema destra sovranista Aliança Catalana, su posizioni ancora più indipendentiste. Molto dipenderà anche da cosa accadrà domani all’Alta Corte spagnola con la posizione del leader Carles Puidgemont ancora in bilico. In un primo tempo, i giudici avevano ritenuto inapplicabile l’amnistia al reato di malversazione a lui contestato. Domani una nuova e definitiva decisione, figlia dei ricorsi, potrebbe dare il via libera al rientro in Spagna dell’auto-esiliato Puidgemont, in Belgio per evitare le manette, e pronto a sparigliare ancora le carte. Tutto e il contrario di tutto, quindi, può ancora succedere. La corrida è appena cominciata.
