Leggi il settimanale

"Mi ricandiderò e vincerò". Netanyahu apre la corsa elettorale dopo l'accordo Usa-Iran

Nel discorso alla nazione, il premier israeliano guarda oltre la tregua con l'Iran e rilancia la sfida politica interna: rivendica i successi militari, difende la linea dura sulla sicurezza e annuncia la volontà di restare alla guida del Paese

"Mi ricandiderò e vincerò". Netanyahu apre la corsa elettorale dopo l'accordo Usa-Iran
00:00 00:00

L'annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran non coincide, almeno per Israele, con la fine delle incognite. Nel corso di una conferenza stampa tenuta in serata a Gerusalemme, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha delineato la posizione israeliana dopo la svolta diplomatica tra Washington e Teheran, alternando toni trionfalistici a messaggi di prudenza verso l'alleato americano.

Il punto centrale del suo intervento è stato chiaro: Israele non conosce ancora i dettagli dell'intesa negoziata dagli Stati Uniti e, indipendentemente dal contenuto dell'accordo, non intende rinunciare alla propria libertà d'azione contro il programma nucleare iraniano.

"Con o senza accordo, l'Iran non avrà la bomba"

La frase destinata a segnare il discorso è arrivata quasi subito. "Con o senza un accordo, l'Iran non avrà mai armi nucleari. Non oggi e non domani", ha dichiarato Netanyahu, sottolineando come non abbia ancora accesso ai termini dell'intesa raggiunta tra Washington e Teheran.

Il premier ha rivendicato i risultati delle recenti operazioni militari israeliane contro l'asse guidato dalla Repubblica islamica, sostenendo che Israele abbia "decapitato i leader del regime del terrore" e "distrutto le fabbriche del terrore". Rivolgendosi direttamente ai cittadini, ha affermato che il Paese si trovava davanti a una minaccia esistenziale: "Eravate tutti in terribile pericolo di morte".

L'obiettivo del messaggio è duplice. Da un lato rafforzare l'immagine di un leader che presenta le operazioni militari come indispensabili alla sopravvivenza dello Stato ebraico; dall'altro mettere in chiaro che eventuali aperture diplomatiche statunitensi non modificheranno la dottrina di sicurezza israeliana.

Dal Libano alle elezioni: Netanyahu guarda oltre la tregua

Il discorso non si è limitato all'Iran. Netanyahu ha annunciato che Israele resterà nella zona cuscinetto di sicurezza in Libano "per tutto il tempo necessario", confermando la volontà di mantenere una presenza militare lungo il fronte settentrionale anche dopo gli ultimi sviluppi regionali. Nel successivo confronto con i giornalisti, il premier ha inoltre evidenziato i progressi israeliani nello sviluppo di tecnologie contro la minaccia dei droni FPV, sempre più utilizzati nei conflitti contemporanei.

Interrogato sull'operazione "Roaring Lion", lanciata il 28 febbraio, Netanyahu ha respinto l'idea che uno degli obiettivi fosse il rovesciamento della Repubblica islamica iraniana. Infine, ha aperto ufficialmente anche il capitolo politico interno: ha confermato l'intenzione di ricandidarsi alle prossime elezioni, assicurando ai cronisti che non solo correrà, ma che "vincerà".

Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar e principale candidato rivale di Netanyahu nelle prossime elezioni, ha criticato aspramente le dichiarazioni del primo ministro, affermando che Israele non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi militari.

Le divergenze con Trump e l'autonomia strategica di Israele

Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto con Donald Trump. Netanyahu ha ammesso pubblicamente che tra i due leader non esiste sempre una piena convergenza di vedute. "Non sempre vediamo le cose allo stesso modo", ha riconosciuto, aggiungendo però che "gli interessi di sicurezza di Israele devono essere difesi con saggezza".

Parole che fotografano una relazione più complessa rispetto all'immagine di totale sintonia spesso evocata negli ultimi mesi. Pur evitando qualsiasi rottura con la Casa Bianca, il premier israeliano ha voluto ribadire che la valutazione finale sulle minacce alla sicurezza nazionale spetta al suo governo.

Si tratta di un

messaggio rivolto tanto all'opinione pubblica interna quanto agli interlocutori internazionali: Israele considera il dossier iraniano troppo strategico per delegarne integralmente la gestione diplomatica agli Stati Uniti.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica