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Mosca perde il cavallo di Troia. Bruxelles blinda il fronte Est. E a Kiev Zelensky può esultare

Guarda all’Europa e rompe con Putin: così Magyar ridisegna il Paese. Ma non sarà facile

Mosca perde il cavallo di Troia. Bruxelles blinda il fronte Est. E a Kiev Zelensky può esultare
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Un antico proverbio ungherese dice che «il castello di Buda non fu costruito in un giorno» (che poi non differisce molto dal nostro «Roma non è stata costruita in un giorno»). Così, per vedere cosa farà davvero Peter Magyar bisognerà aspettare. Anche perché nonostante una campagna elettorale durata quasi due anni e un programma molto articolato, i dettagli su quello che sarà il suo mandato non sono del tutto chiari. Anche se dalle prime dichiarazioni, e le conseguenti reazioni, alcuni punti fermi sono già chiarissimi. In primis, per quanto riguarda la politica estera, in totale discontinuità con la linea filorussa e quindi anti-ucraina che ha caratterizzato il regno di Orbán.

È un fatto che la vittoria di Magyar abbia privato Vladimir Putin del suo principale cavallo di Troia all'interno dell'Unione Europea. La spina nel fianco di Bruxelles, quello che con i suoi veti poteva mettersi di traverso e frenare qualsiasi azione europea contro la Russia. Non è un caso che Mosca, tramite il portavoce Dmitry Peskov, abbia detto che la Russia non si congratulerà con lui per la vittoria perché l'Ungheria è «un paese non amico che sostiene le sanzioni contro la Russia», salvo poi fare una leggera marcia indietro e augurarsi cordiali rapporti reciproci. Come cambia il mondo in un solo giorno. Da amici a nemici in poche ore. Del resto il premier ungherese in pectore non ci è andato leggero con Mosca dicendo chiaramente che «la Russia è un rischio per la nostra sicurezza» perché «nella storia ungherese abbiamo già sperimentato l'orso russo», sottolineando che «l'Europa deve proteggersi e difendersi» e specificando senza nessun dubbio che «l'Ucraina è la vittima di questa guerra, non possiamo chiedere a nessun Paese di rinunciare al suo territorio». All'atto pratico ha già fatto sapere che non si opporrà al prestito europeo di 90 miliardi di euro che Orbán aveva bloccato con il suo veto. In cambio, in arrivo a Budapest i 20 miliardi di euro di fondi europei che Bruxelles aveva bloccato a causa delle politiche di Orbán considerate illiberali. Poi, un messaggio diretto allo Zar: «Se Putin mi telefona, risponderò. Non credo che accadrà, ma gli direi di fermare gli omicidi e di porre fine a questa guerra che non ha alcun senso». Piaccia o no, Budapest resta energeticamente dipendente da Mosca anche se la riparazione dell'oleodotto Druzhba, bombardato dai russi in territorio ucraino e per cui Orbán ha accusato prima e ricattato poi Kiev, potrebbe cambiare le carte in tavola. E, anche in questo senso, a Kiev c'è chi l'altra notte ha senz'altro stappato una bottiglia di quello buono.

In generale sarà un'Ungheria diversa, più moderata e più europea. Anche grazie alla svolta interna impressa dai giovani che si sono mobilitati in massa, con percentuali di appoggio a Magyar vicine al 70% nella fascia sotto i 40 anni. Quei giovani che sono scesi in piazza e in strada per festeggiare al grido di «russi a casa». Inequivocabile. Come palese è stato il sospiro di sollievo che hanno tirato tutti i principali leader del Vecchio Continente, su tutti von der Leyen, che vedono ora nell'Ungheria non solo un partner ma anche una potenziale sentinella chiave nel delicatissimo fronte Est.

Quello in cui non sembra destinato a cambiare le carte in tavola riguarda il tema dell'immigrazione. Su questo Magyar potrebbe essere anche più rigido rispetto a Orbán dopo la promessa di abolire anche il programma nazionale per i lavoratori ospiti che favoriva l'ingresso di manodopera straniera.

Tra le promesse più forti, un'azione forte contro la corruzione, tracciando una linea netta su quello che sono stati gli ultimi 16 anni riportando così Budapest a quella trasparenza amministrativa che è mancata e che ha rotto i rapporti con Bruxelles. «Non un cambio di governo ma un cambio di regime», ha detto Magyar. Ci vorrà tempo, non basterà un giorno. Ma la linea è tracciata. E sa di svolta vera.

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