Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:15
Politica estera

“No al terrorismo sì al piano Gaza”. E i partiti arabi lanciano Eisenkot

Il generale verso l’incarico di governo. Ma il leader dei palestinesi. Abbas ha paura di definire Hamas terrorista

epa13335622 Leader of the Yashar party and former Israeli military chief, Gadi Eisenkot, greets his supporters as they celebrate the first election results, Tel Aviv, 27 October 2026. Israelis headed to the polls in the first nationwide 26th Knesset (legislative) elections since the Hamas-led 07 October 2023 attack. EPA/ATEF SAFADI

Il numero magico c’è. Non è ancora una maggioranza di governo ma potrebbe diventarlo. Gadi Eisenkot, leader dell’opposizione che punta a spodestare Benjamin Netanyahu dalla guida di Israele, ha raggiunto quota 67 «raccomandazioni» tra i 120 deputati della nuova Knesset eletti il 27 ottobre. Un dato che garantisce sulla carta al leader di Yashad la certezza matematica di essere incaricato per la formazione del prossimo governo in Israele, senza certezze tuttavia sulla guida del futuro esecutivo.

A segnare il nuovo cammino è l’indicazione dei partiti arabi, i cui 19 seggi si aggiungono ai 48 dell’alleanza anti-Netanyahu guidata da Eisenkot (Yashad, i Democratici, Insieme e Yisrael Beitenu). Di fronte al presidente della Repubblica Isaac Herzog, che ha concluso le consultazioni, è stato il leader del partito arabo Ra’am, Mansour Abbas, a rompere ufficialmente gli indugi. Non solo Abbas ha indicato Eisenkot come primo ministro ideale, insieme alla Lista Unita che rappresenta il resto degli arabi d’Israele. Con un passo ulteriore, il leader dei palestinesi israeliani ha condannato il terrorismo e annunciato il sostegno al piano di pace per Gaza del presidente Trump, per il quale l’inviato speciale del Board of Peace, Tony Blair, ha incontrato ieri il presidente Herzog. «Dai tempi di Oslo abbiamo condannato gli attentati e il terrorismo e continuiamo su questa strada», ha detto Abbas, sottolineando l’appoggio al piano per Gaza, «che prevede una visione per due Stati in cui le organizzazioni militari come Hamas vengano disarmate». Le dichiarazioni sembrano andare incontro alle quattro condizioni poste da Eisenkot ai potenziali partner di coalizione, ma non è detto che le soddisfino. Il leader di opposizione ha chiesto infatti il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica. Ed è su questo ultimo punto, oltre che sullo Stato palestinese a cui il generale resta nettamente contrario, che Abbas rischia di dimostrarsi un problema per un eventuale governo di cambiamento. Mentre il Likud e la destra accusano gli arabi di «aver rubato le elezioni» con l’aiuto di Qatar e Turchia, il leader dei palestinesi israeliani si è infatti astenuto dal definire Hamas «organizzazione terroristica» spiegando che questo minerebbe il suo ruolo di intermediario e metterebbe in pericolo lui e la sua famiglia. «Lasciatemi questo spazio per fare da ponte. Non trasformateci in sostenitori del terrorismo e traditori», ha affermato, parlando di «una questione di vita o di morte» e della necessità di «uno spazio per proteggere me stesso e la mia famiglia».

Netanyahu al momento resta alla finestra, anche a causa degli ultraortodossi di Utj, Ebraismo unito della Torah, che non hanno voluto esprimere un candidato premier, rompendo l’alleanza con Bibi. Eisenkot esclude l’ipotesi di un governo di unità. Entro l’11 novembre, il capo dello Stato dovrà affidare l’incarico per formare il nuovo esecutivo al leader che ha maggiori possibilità e Eisenkot chiede si faccia in fretta. Avrà sei settimane per provarci. Ma il suo primo obiettivo è un nuovo presidente della Knesset, in modo da bloccare le leggi sulla giustizia volute da Netanyahu e istituire l’attesa commissione d’inchiesta sul 7 ottobre.

Commenti