Donald Trump tiene alta la suspense sul destino dell'accordo tra Usa e Iran per prorogare il cessate il fuoco e negoziare sul nucleare. «Mi riunisco ora nella Situation Room per prendere una decisione definitiva», fa sapere il presidente americano su Truth nella mattinata di ieri, dopo che giovedì sera il vice JD Vance ha parlato di «molti progressi» da parte dei negoziatori, ma che il tycoon non era ancora pronto a dare il via libera. «È difficile dire esattamente quando, o se, firmerà il memorandum. Non posso garantire che ci arriveremo, ma allo stato sono abbastanza fiducioso», ha avvertito Vance. E sulla mancata riapertura di Hormuz, Fmi, Banca mondiale (Bm) e Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea) lanciano però un nuovo allarme e in una nota congiunta sottolineano i rischi per gli approvvigionamenti di carburanti nei mesi estivi: «Le scorte globali si stanno riducendo a un ritmo record».
Secondo le ipotesi circolate, l'intesa estenderebbe la tregua per altri 60 giorni e consentirebbe il transito di merci attraverso lo Stretto di Hormuz, dando il via a colloqui sui nodi più complessi come il programma nucleare di Teheran. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte vicina al team negoziale, ha tuttavia riferito che il testo non è stato ancora finalizzato né confermato. «L'Iran deve accettare che non avrà mai un'arma nucleare o una bomba.
Lo stretto di Hormuz deve essere immediatamente aperto, senza pedaggi, per il traffico marittimo senza restrizioni, in entrambe le direzioni», insiste l'inquilino della Casa Bianca, sottolineando che «tutte le mine marine, se ce ne sono, verranno eliminate. Noi ne abbiamo già rimosse numerose, tramite detonazione, grazie ai nostri eccezionali dragamine sottomarini. L'Iran completerà l'immediata rimozione e/o detonazione di eventuali mine residue (che non saranno molte)». Inoltre, «le navi rimaste bloccate nello Stretto a causa del nostro straordinario blocco navale, che ora verrà revocato, possono avviare le procedure per fare ritorno a casa'».
Fonti iraniane riferiscono all'agenzia di stampa Fars che i commenti di Trump sull'accordo sono un «mix di verità e menzogne», negando che la Repubblica islamica abbia accettato di riaprire Hormuz senza pedaggi o condizioni: tale clausola, spiega, non è presente nella bozza. E respinge pure l'affermazione di Trump secondo cui l'Iran avrebbe smantellato o distrutto il proprio materiale nucleare.
Un cessate il fuoco completo in Libano, in linea con la posizione di Hezbollah, è invece un punto chiave. Il presidente americano, da parte sua, ripete in un'intervista a Fox News che andrà in onda nel weekend che firmerà solo in caso di un «buon accordo» per gli Usa. «Un accordo che non ci sia favorevole
è la linea» che ci spingerebbe a riprendere le ostilità.
Secondo quanto rivela un funzionario Usa alla Cnn, comunque, è difficile che Trump firmi il memorandum prima di aver ricevuto conferma definitiva del fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei lo abbia approvato. Anche per Axios il tycoon sta aspettando per assicurarsi che Teheran non torni indietro, e vuole inoltre vedere come l'intesa viene accolta negli Stati Uniti. Parlando con Fox, Trump tocca il tema delle possibili ripercussioni politiche della guerra sulle elezioni di Midterm di novembre, mentre gli americani risentono dell'aumento dei prezzi dei carburanti causato dalla chiusura dello Stretto.
Proprio un recente sondaggio dell'emittente conservatrice ha rilevato che l'opposizione all'intervento militare statunitense è salita al 60 per cento, rispetto al 55 per cento di aprile.
Per The Donald esiste un «problema strutturale» causato dalla frequenza di voto in Usa, con il voto di metà mandato che si tiene a due anni di distanza dalle presidenziali, e lascia poco spazio a un intervento militare. «Si ha una finestra molto breve per fare qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra - dice - Ma io devo fare ciò che è giusto».