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Bimba morta a Bordighera, la svolta choc: anche il compagno della madre finisce in carcere

I genitori d'accordo per sviare le indagini. La piccola sarebbe morta in casa del padre e poi trasportata nella villetta dove viveva con la mamma. Sul corpicino segni di botte e anche un'impronta di scarpa

Bimba morta a Bordighera, la svolta choc: anche il compagno della madre finisce in carcere

A quasi quattro mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita a Bordighera il 9 febbraio scorso, la procura della Repubblica di Imperia ha compiuto un passo decisivo: Manuel Iannuzzi, 42 anni, residente a Perinaldo, è stato arrestato con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. L'uomo, compagno della madre della bambina, Emanuela Aiello, era fino ad oggi indagato a piede libero per omicidio preterintenzionale. Ora si trova in custodia cautelare, e la sua abitazione è stata sequestrata dai carabinieri.

La procura ha convocato per oggi, sabato 30 maggio, una conferenza stampa per illustrare gli esiti dell'attività investigativa che ha condotto al provvedimento restrittivo anche nei confronti di Iannuzzi. La gravità dei fatti contestati e la forte attenzione dell'opinione pubblica sul caso avrebbero spinto gli inquirenti a rendere conto pubblicamente dei risultati delle indagini.

La notte di Perinaldo e il tragico epilogo

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la piccola Beatrice non sarebbe morta nella villetta di Montenero, frazione di Bordighera dove viveva con la madre di 43 anni, ma nell'abitazione di Iannuzzi a Perinaldo, nella notte tra l'8 e il 9 febbraio. La donna avrebbe poi riportato il corpicino della figlia a Bordighera, percorrendo circa venti chilometri, nel tentativo - secondo l'accusa - di sviare le indagini e costruire una versione alternativa dei fatti.

La mattina del 9 febbraio, Aiello aveva contattato il 112 riferendo che la figlia "non si muoveva più". I soccorritori del 118 erano intervenuti tempestivamente, ma per la piccola non vi era ormai nulla da fare: il decesso sarebbe avvenuto ore prima, stando a quanto emerso dagli accertamenti medico-legali.

L'autopsia e i segni sul corpo della bambina

A rendere il quadro ancora più grave, le risultanze dell'esame autoptico condotto dal medico legale Francesco Ventura su incarico della procura. Sul corpicino della piccola Beatrice, già coperto di lividi visibili alla prima ispezione, sarebbe stata individuata anche un'impronta parziale compatibile con una scarpa. Gli esperti avrebbero ritenuto che i segni rinvenuti sul corpo della bambina fossero riconducibili a percosse volontarie, alcune delle quali inferte con oggetti contundenti, escludendo la versione fornita inizialmente dalla madre - che aveva parlato di una caduta dalle scale - come incompatibile con le lesioni riscontrate.

I carabinieri del Ris di Parma avevano eseguito nel frattempo anche un tampone salivare su Iannuzzi per la comparazione del DNA, nell'ambito degli accertamenti tecnici disposti dalla procura.

La madre già in carcere, ora anche il compagno

Emanuela Aiello era stata arrestata pochi giorni dopo la morte della figlia, al termine di un lungo interrogatorio. Il gip di Imperia Massimiliano Botti, pur non convalidando formalmente l'arresto per ragioni procedurali, aveva disposto la custodia cautelare in carcere ravvisando gravi indizi di colpevolezza e il rischio concreto di inquinamento delle prove. La donna, difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, si trova attualmente reclusa nel carcere di Torino, dove è stata trasferita dopo una prima detenzione a Genova Pontedecimo.

Iannuzzi, assistito dall'avvocato Cristian Urbini, aveva fino ad oggi mantenuto lo status di indagato a piede libero. Nelle settimane precedenti, la sua difesa aveva anche valutato la possibilità di querelare due testimoni anonime che, in un programma televisivo nazionale, avevano riferito di presunti comportamenti violenti attribuiti all'uomo nel passato. Tensioni erano emerse anche con la famiglia della madre della bambina: il padre di Aiello si era presentato sotto l'abitazione dei familiari di Iannuzzi a Vallecrosia, circostanza che aveva portato a una denuncia per minacce.

Le sorelline di Beatrice e il nodo dell'affidamento

La vicenda ha travolto anche le altre due figlie minori di Aiello, attualmente collocate in una struttura fuori regione. Nei giorni scorsi si era svolta davanti al giudice civile del Tribunale di Imperia, una prima udienza preliminare sull'affidamento delle bambine, alla quale Aiello aveva partecipato da remoto, scortata dalla polizia penitenziaria. Sia la famiglia materna che quella paterna hanno presentato istanze per l'affidamento. Il padre della piccola Beatrice - estraneo alla morte della figlia - risulterebbe a sua volta detenuto per altra causa.

Il contesto: una villetta sui colli di Bordighera

I fatti contestati si sarebbero consumati in parte nella villetta di Montenero, sulle alture di Bordighera, protetta da una fitta siepe e da telecamere di sorveglianza privata, e in parte nel casolare di Iannuzzi a Perinaldo. Proprio le immagini delle telecamere avrebbero contribuito a smentire la versione iniziale della madre sui propri spostamenti nella notte cruciale.

Le indagini sono tuttora in corso.

Le accuse contestate - maltrattamenti aggravati dalla morte della minore - rimangono ipotesi investigative soggette alla verifica del processo. Agli indagati spetta la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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