Si fa presto a dire elezioni. Ma andare al voto in Ucraina in questo momento è un’utopia più che una corsa a ostacoli. Trump ha lanciato il suo attacco a Zelensky, «ordinando» nuove elezioni. Zelensky ha risposto che solo gli ucraini possono scegliere il loro presidente ma si è detto disposto alle consultazioni a patto di avere almeno 60 giorni di cessate il fuoco per organizzare la macchina elettorale. Ma tra vincoli costituzionali, legge marziale e ostacoli logistici e di sicurezza al momento insormontabili, al netto di ogni possibile propaganda, votare sotto le bombe e i droni è molto più complicato di quanto si possa pensare.
Intanto, i fatti. In Ucraina vige la legge marziale dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022. La Costituzione e la normativa nazionale vietano esplicitamente lo svolgimento di elezioni (sia presidenziali sia parlamentari) finché tale stato resta in vigore. E no, Zelensky non è «abusivo». Il presidente resta in carica in base all’articolo 108 della Costituzione stessa per cui è previsto che eserciti le proprie funzioni fino all’insediamento del successore. Che non può avvenire proprio perché la legge marziale non può essere revocata a guerra in corso. Ma la burocrazia è forse il meno problematico degli ostacoli per un voto regolare e degno di uno stato democratico.
Tra i cinque e i sei milioni di cittadini ucraini sono fuggiti dal Paese e si trovano all’estero con lo status di rifugiati. Gestire il voto per corrispondenza o organizzare seggi nei consolati per un tale numero di persone, nelle attuali condizioni è pressoché irrealizzabile. Dato comunque per risolto questo problema, resterebbe quello dei soldati al fronte, circa un milione di elettori mobilitato nelle forze armate in prima linea per cui non è possibile garantire il diritto di voto e la sicurezza. Senza dimenticare i circa 3,7 milioni di sfollati interni, sfuggiti alle bombe delle proprie città e quelli che risiedono nei territori occupati o parzialmente occupati dai russi. Per un voto regolare, sarebbe obbligatorio aggiornare i registri, ricostruire i seggi danneggiati o inesistenti e garantire la partecipazione di militari, rifugiati e abitanti delle zone di fronte. Considerando possibile il voto online, da una parte ci sarebbe una maggiore facilità di accesso, dall’altra anche il rischio di cyberattacchi, manipolazioni e brogli, che in ogni caso aprirebbero contestazioni e dubbi. Al netto di tutto ciò, come gestire le zone occupate? Circa il 20% del territorio è sotto il controllo militare russo. Ovviamente impossibili allestire seggi e di conseguenza milioni di ucraini residenti in quelle zone non avrebbero alcuna possibilità di accedere alle urne.
La maggioranza degli ucraini, oltre il 70% secondo le rilevazioni, preferirebbe che le elezioni si tenessero dopo la fine dei combattimenti per evitare uno sconquasso nel Paese in un momento così delicato. Ma se si votasse oggi, i sondaggi mostrano un potenziale testa a testa tra Zelensky e l’ex comandante Valerii Zaluzhny, accreditati rispettivamente del 22,9 e del 20,2%. Ben più staccati l’ex ministro Fedorov al 7,6% e Budanov al 6,7%. Un ipotetico ballottaggio vedrebbe quindi Zelensky e Zaluzhny giocarsi la poltrona. Ma, al momento, si parla appunto soltanto di ipotesi. Anche perché i 60 giorni di tregua sarebbero solo la base per dare il via all’iter elettorale ma tra campagna, organizzazione, allestimento dei seggi e nuove regole ad hoc, potrebbero servire non meno di sei mesi. Ulteriore conferma di come, per adesso, il voto in Ucraina sia di fatto impossibile.
