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Politica estera

Perquisita la deputata dem Omar: “Frode sull’immigrazione”

Con Talib, Ocasio-Cortez e Pressley è dell’ala estremista democratica

(FILES) US Representative Ilhan Omar, Democrat of Minnesota, speaks during a press conference with family members of Palestinian-American journalist Shireen Abu Akleh as members of Congress call for US investigations into Israel's actions and reintroduce the Justice for Shireen Act, outside the US Capitol in Washington, DC, May 18, 2023. According to US media reports, federal agents searched the Washington, DC, home of Representative Ilhan Omar, Democrat from Minnesota, on the morning of October 12, 2026. (Photo by SAUL LOEB / AFP)

A tre settimane dall’Election Day, la campagna per il voto di midterm vede un’improvvisa sterzata «giudiziaria». Ieri mattina, agenti federali hanno perquisito l’abitazione di Washington di Ilhan Omar, la deputata democratica del Minnesota di origini somale, da tempo nel mirino dell’amministrazione Trump, non solo per le sue posizioni politiche, ma per presunte irregolarità commesse durante il processo di immigrazione e naturalizzazione negli Stati Uniti. Il mandato di perquisizione, approvato da un tribunale su richiesta del dipartimento di Giustizia nell’ambito di un’indagine in corso, è stato eseguito da agenti dell’Homeland Security Investigations (Hsi), il braccio investigativo dell’Ice, l’agenzia incaricata di contrastare l’immigrazione illegale, spesso protagonista delle cronache negli ultimi due anni.

Il mandato elenca una serie di potenziali reati legati all’immigrazione, tra cui dichiarazioni mendaci e frode nella documentazione, oltre a un’accusa generica di associazione a delinquere. Di recente, era emerso che il dipartimento di Giustizia aveva tentato di indagare la Omar anche per altre vicende legate alle sue finanze personali e ai fondi raccolti per le sue campagne. Pur nella estrema polarizzazione che da anni contraddistingue ormai la politica Usa, raramente era accaduto che il dipartimento di Giustizia derogasse dalla regola di non intervenire (era accaduto con Trump), nei 60 giorni che precedono un’elezione, verso un candidato. La Omar è attualmente impegnata nella campagna per la rielezione nel Quinto Distretto del Minnesota, un seggio saldamente democratico. A settembre, il segretario alla Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, aveva confermato che il suo dipartimento stava indagando su questioni riguardanti lo status della Omar e della sua famiglia e lasciato intendere che l’esito del procedimento avrebbe potuto portare all’espulsione dal Paese. «Lo ripeto ancora una volta affinché sia il più chiaro possibile: non sono affatto preoccupata per queste indagini, perché sono delle vere e proprie montature», rispose la deputata.

La Omar, 44 anni, è nata a Mogadiscio nel 1982. Come lei stessa ha raccontato in un libro di memorie, la sua famiglia fuggì dalla Somalia quando lei aveva 8 anni, a causa della guerra civile. A metà anni ’90, dopo avere trascorso un periodo in un campo profughi in Kenya, Omar e i suoi familiari furono accolti negli Stati Uniti come rifugiati, iniziando poi una nuova vita in Minnesota, Stato che ospita la più grande comunità della diaspora somala negli Usa. Nel 2000 divenne cittadina americana. Dal 2017 al 2019, fece parte dell’assemblea legislativa del Minnesota. Poi, nel 2019, l’elezione alla Camera dei Rappresentanti, dove divenne nota come membro di «The Squad», il gruppo di deputate democratiche ultra progressiste, del quale facevano parte anche Alexandria Ocasio-Cortez, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib, l’unica altra deputata musulmana del Congresso. Un mese fa, Tom Homan, lo zar anti immigrazione della Casa Bianca, commentando l’indagine in corso, affermò: «Se qualcuno ha commesso una violazione delle norme sull’immigrazione, a prescindere dal fatto che sia un membro del Congresso o meno, nessuno è al di sopra della legge». La perquisizione è un «tentativo di colpire gli avversari politici e di strumentalizzare le forze dell’ordine federali», ha commentato la deputata.