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Putin: "Rapporti con l'Europa lasciano a desiderare". Tajani: "Perché abbiamo difeso Kiev"

Il presidente russo denuncia le "azioni pericolose di chi vuole comandare con la forza". Ovviamente lui è per la pace in Ucraina ma dà tutte le colpe della guerra agli altri. La replica del capo della Farnesina

Putin: "Rapporti con l'Europa lasciano a desiderare". Tajani: "Perché abbiamo difeso Kiev"
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Il presidente russo Vladimir Putin durante una cerimonia per la presentazione delle credenziali di 34 ambasciatori si sofferma su vari aspetti della situazione politica internazionale, sottolineando come il quadro "si stia sempre più degradando e la diplomazia viene sempre più sostituita da azioni unilaterali e molto pericolose". Non si riferisce all'invasione all'Ucraina, da lui più volte definita "operazione militare speciale", parla degli altri Paesi. Citato dall'agenzia di stampa Tass afferma che "invece di un dialogo tra Stati, sentiamo il monologo da parte di coloro che, con il diritto della forza, considerano accettabile dettare agli altri la loro volontà, insegnare agli altri come vivere e dare ordini". Sembra parlare (anche) di sé ma, noncurante del paradosso, nella sua narrazione fa finta di nulla rispetto alle responsabilità del Cremlino.

Tocca anche il tema della guerra in Ucraina. E manda il solito segnale. "Il nostro Paese si batte per una pace duratura e sostenibile che garantisca in modo affidabile la sicurezza di tutti". Mette subito le mani avanti: "Non tutti, compresa Kiev e le capitali che la sostengono, sono pronti per questo. Ma speriamo che il riconoscimento di questa esigenza arrivi prima o poi. Fino ad allora, la Russia continuerà a perseguire con coerenza i suoi obiettivi". Le colpe, ovviamente, ricadono sempre e soltanto sugli altri.

Putin prosegue assicurando che "la Russia fornirà assistenza agli amici cubani. E argomenta: "Abbiamo sempre fornito e continuiamo a fornire assistenza ai nostri amici cubani e siamo solidali con la loro determinazione a difendere la loro sovranità e indipendenza con tutte le loro forze".

Non nasconde, il leader del Cremlino, che i rapporti con l'Europa sono tesi. La Russia ha "profonde radici storiche" con Slovenia, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e Italia, "relazioni ricche di esempi di partenariato reciprocamente vantaggioso e di cooperazione culturale reciprocamente arricchente". Nonostante ciò "l'attuale stato delle relazioni bilaterali tra i paesi e menzionati e la Russia lascia molto a desiderare". Sembra esserci un po' di rammarico nelle sue parole, ma subito dà le colpe agli altri: "Il dialogo e i contatti, senza alcuna colpa da parte nostra, voglio sottolineare, sono stati ridotti al minimo, sia all'interno degli ambienti ufficiali, imprenditoriali e pubblici. La cooperazione su questioni internazionali e regionali chiave è stata congelata. Vorrei credere che, col tempo, la situazione cambierà e i nostri paesi torneranno a una comunicazione normale e costruttiva, basata sui principi del rispetto degli interessi nazionali e della considerazione delle legittime preoccupazioni di sicurezza".

A stretto giro di posta risponde il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani: le relazioni tra Russia e Paesi europei lasciano a desiderare "perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l'Ucraina e abbiamo difeso l'Ucraina, ma noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo guerra con il popolo russo.

Abbiamo detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l'invasione dell'Ucraina è stata un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo che punta a conculcare la libertà degli ucraini, nulla di più".

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