Schengen è stata una enorme conquista dell’Europa unita ma affinché continui a funzionare è necessario ammettere che i tempi sono cambiati. Schengen nacque come strumento per semplificare i passaggi di persone da un Paese all’altro in un periodo storico in cui l’Europa aveva un’omogeneità culturale e, soprattutto, non faceva i conti con un’immigrazione esterna irregolare di massa. Ora che le condizioni sono cambiate è necessario che cambino anche gli strumenti e i Paesi in autonomia stanno già operando in questo senso anche se in ordine sparso e con evidenti impatti diversi nell’opinione pubblica, soprattutto a sinistra. L’Italia, dopo la crisi migratoria di Ceuta, è stata costretta a sospendere unilateralmente il trattato con la Spagna per preservare la sicurezza dello Stato ed è esplosa la polemica, alimentata principalmente dalla sinistra italiana, che ha poi portato la Spagna a dare un incomprensibile ultimatum a Roma, che ovviamente non ha avuto seguito, che è sfociato in una misura ritorsiva di Madrid contro l’Italia.
Eppure, in Europa, esistono numerosi esempi di Paesi che hanno sospeso Schengen con altri Paesi per ragioni di sicurezza: la Francia, per esempio, ha reintrodotto i controlli alla frontiera italiana, la Germania li ha reintrodotti con la Francia, la Svizzera, la Polonia e l’Austria. L’Austria effettua i controlli al confine italiano e su quello sloveno, e si potrebbe continuare ancora. E, nell’ottica di migliorare la sicurezza dei Paesi, i controlli funzionano: la Germania in queste ore ha esultato per i numeri derivanti dalla chiusura delle proprie frontiere (terrestri e aeree), che è in vigore da oltre un anno ed è stata recentemente prorogata fino a marzo 2027. Però il problema sembra essere l’Italia che ha chiuso per un mese quella con la Spagna in una condizione di emergenza.
La chiusura tedesca dei confini risale al 7 maggio 2025, primo giorno di lavoro del governo Merz. Ad annunciarlo fu il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt della Csu, appena insediato, che aveva ordinato controlli rafforzati alle frontiere e respingimenti diretti su tutti i confini esterni tedeschi. Questo dimostra che i respingimenti, quindi, si possono attuare: ma non serviva la Germania, visto che la Francia a Ventimiglia lo fa da anni. A fornire i numeri in esclusiva è stata la Bild, che parla di 70mila soggetti respinti in ingresso in Germania dal 7 maggio 2025 al 15 agosto 2026 via terra e via aerea. Secondo il quotidiano tedesco, la maggior parte dei tentativi effettuati per via aerea proveniva da altri Stati dell’UE o dell’area Schengen: principalmente da Norvegia, Liechtenstein, Svizzera e Islanda, oltre che da Irlanda e Cipro (fuori Schengen ma dentro l’Ue). Sono stati 7.859 i tentativi intra-Schengen totali in oltre 400 giorni di chiusura.
Alle frontiere terrestri, invece, il ministero dell’Interno ha riferito che sono stati bloccati 57.973 ingressi o tentativi di ingresso, di soggetti provenienti principalmente da: Ucraina, Afghanistan e Turchia. La geografia delle migrazioni è utile in questo caso perché si tratta principalmente di ingressi derivanti dalla rotta balcanica, non italiana o spagnola, anche se la Germania sostiene di aver rafforzato i confini meridionali dalla parte orientale sul versante francese. Però, evidentemente, le frontiere orientali sono quelle più problematiche nella gestione. Nell’elenco sono inclusi anche i 1.672 passeur che sono stati colti sul fatto sul confine tedesco. Quindi, anche a fronte di questo, è importante capire quali e quanti sono i migranti che sono considerati “dublinanti” italiani dalla Germania.
