In principio fu il Papa, poi la Meloni, ora la Fifa e l'espulsione cancellata di Folarin Balogun. C'è tutto il catalogo dei nemici immaginari che si aggiorna, mentre l'Europa spreca il suo tempo a rincorrere le ombre di Donald Trump. Ma attenzione, perché il tycoon ha sostituito la vecchia, tragica roulette russa con una più sofisticata «roulette americana». È un gioco dove lui punta la pistola a destra e a manca, spara nel mucchio, ma sa perfettamente che i proiettili sono a salve. Il botto serve solo a stordire il pubblico, a distrarre l'America dall'accordo con quell'Iran che si è dimostrato più solido delle nostre democrazie di carta. E noi ci caschiamo, sempre. La sinistra europea, in un cortocircuito degno dei tempi, esulta per il successo di Teheran pur di dare contro a Washington, violando ogni regola del gioco occidentale con la stessa disinvoltura con cui oggi si ritira un cartellino rosso a un calciatore. È il trionfo dell'incoerenza: passiamo dalle accuse alla premier per l'uso delle «ginocchiere» al piagnisteo perché questo governo non ottiene la «fiducia» americana. La realtà è che il derby tra Casa Bianca e Bruxelles è diventato il mantra di una diplomazia che somiglia sempre più ai derivati di Wall Street.
Un gioco di specchi dove il patrimonio più caro agli europei quel calcio che oggi ha solo il blasone ma non più l'anima diventa l'ennesima fiche su un tavolo invisibile. Mentre noi sobbalziamo a ogni colpo a salve della pistola di Donald, loro si portano via la cassa, lasciandoci convinti di aver partecipato a un duello, quando eravamo solo comparse in un grande bluff.