Per la terza volta dall’inizio della sua seconda presidenza, la Corte Suprema assesta un colpo durissimo a Donald Trump. Dopo avere bocciato i dazi imposti a mezzo mondo nel Liberation Day dell’aprile 2025 e il tentativo di limitare la cittadinanza per diritto di nascita, l’Alta Corte ha respinto il tentativo del tycoon di mettere mano alla macchina elettorale.
Il presidente non ha il potere di limitare il voto per posta, hanno stabilito a maggioranza i nove «justices», sei dei quali di orientamento conservatore e ben tre nominati dallo stesso Trump. Il voto per posta è da anni uno dei bersagli preferiti del presidente. È a questo sistema, al quale nelle ultime elezioni ha fatto ricorso circa il 30% degli elettori e che tradizionalmente favorisce i Democratici, che attribuisce i «brogli» che a suo dire gli avrebbero fatto perdere le elezioni del 2020.
Trump non ha mai prodotto prove concrete al riguardo e i (rari) abusi che negli anni sono stati scoperti non erano tali da determinare l’esito di un’elezione. E tuttavia, la Casa Bianca ha cercato di imporre nuove regole agli Stati e alle varie autorità elettorali locali, prevedendo un complicato meccanismo di incrocio di dati per validare i voti inviati per posta.
A detta anche di esponenti ed esperti repubblicani, con meno di due mesi dalle elezioni di Midterm e migliaia di schede elettorali già spedite, ne sarebbe derivato il caos, col rischio di invalidare anche milioni di voti legittimi. La reazione di Trump alla decisione della Corte, la «sua» Corte, è stata perfino più violenta di quella successiva alle altre bocciature eccellenti. Il tycoon ha atteso la notte, prima di pubblicare un lungo sfogo su Truth col quale ha definito i giudici della Corte «gusci vuoti» asserviti a interessi liberal «folli». E ancora, «non sono le persone che ho selezionato per servire alla Corte Suprema degli Stati Uniti; sono ormai solo l’ombra di ciò che erano un tempo», ha detto dei tre giudici nominati durante il suo primo mandato Brett Kavanaugh, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett. Dalle bordate del tycoon si sono salvati solamente i due «leggendari» Samuel Alito e Clarence Thomas, che si sono invece pronunciati a favore, in dissenso con i loro altri colleghi conservatori.
Ma pur nella sconfitta, fanno notare diversi osservatori, Trump ha comunque ottenuto una parziale vittoria: gettare ombre di regolarità su un voto di metà mandato che, stando ai sondaggi, potrebbe rappresentare per lui e i Repubblicani una pesante bocciatura.
