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La sfida cinese e una Russia "gestibile": gli Usa riscrivono la loro strategia di difesa

La nuova National Defense Strategy di Washington attenua la retorica sul confronto tra grandi potenze e punta su deterrenza, alleati e gestione del rischio globale

La sfida cinese e una Russia "gestibile": gli Usa riscrivono la loro strategia di difesa
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La nuova National Defense Strategy degli Stati Uniti segna una svolta silenziosa ma profonda nel modo in cui Washington legge il mondo. Pur confermando la competizione tra grandi potenze come asse portante della sicurezza globale, il documento del Pentagono abbandona i toni più conflittuali del passato e introduce una narrazione più pragmatica. È un cambio di linguaggio che riflette un ripensamento più ampio delle priorità americane, in un contesto segnato da risorse limitate, stanchezza strategica e crescente pressione affinché alleati e partner assumano un ruolo più attivo nella propria difesa.

Le novità su Pechino

Il passaggio più significativo della nuova NDS riguarda Pechino. Se nelle strategie precedenti la Cina veniva descritta come il principale avversario sistemico degli Stati Uniti, impegnato a sovvertire l’ordine internazionale, oggi il Pentagono parla di competizione di lungo periodo da gestire, non da esasperare.

L'apertura del documento recita: "Per troppo tempo gli Stati Uniti hanno trascurato—e persino respinto—la forza militare americana e i loro concreti interessi nazionali…Peggio ancora, i leader passati hanno trascurato e spesso indebolito l’etica del guerriero e il nostro ruolo militare—sostituendolo con slogan autocelebrativi, ideologie vincolanti e altre distrazioni che hanno reso l’America più debole. Il Presidente Trump è entrato in carica con la nazione sull’orlo del disastro, guerre per le quali non eravamo preparati.

Il documento insiste sulla necessità di mantenere canali di comunicazione militare aperti, ridurre il rischio di incidenti e prevenire escalation non intenzionali, in particolare nello spazio indo-pacifico. La deterrenza resta centrale, ma viene accompagnata da un’enfasi sulla “stabilità strategica”, un concetto che segnala la volontà americana di evitare che la rivalità con la Cina si trasformi in un confronto diretto. Non si tratta di un’ammissione di debolezza, quanto piuttosto del riconoscimento che la competizione con Pechino è strutturale e destinata a durare. In questo quadro, Washington sembra privilegiare una gestione ordinata della rivalità, accettando implicitamente che la Cina rimarrà un attore centrale del sistema internazionale.

"Difenderemo il territorio nazionale e garantiremo che i nostri interessi nell’Emisfero Occidentale siano protetti. Deterremo la Cina nell’Indo-Pacifico attraverso la forza, non lo scontro. Aumenteremo la condivisione degli oneri con alleati e partner in tutto il mondo. E ricostruiremo la base industriale della difesa statunitense come parte del rilancio industriale americano una-volta-per-secolo guidato dal Presidente", recita ancora il documento nel suo preambolo.

Il cambio di prospettiva verso Mosca

Ancora più evidente è il cambio di prospettiva nei confronti della Russia. Pur restando un attore ostile, capace di destabilizzare il proprio vicinato e di ricorrere a strumenti militari e ibridi, Mosca non viene più trattata come una sfida strategica globale di primo livello. La NDS suggerisce che la minaccia russa possa essere contenuta soprattutto in ambito regionale, con un maggiore coinvolgimento degli alleati europei. Il messaggio è chiaro: la sicurezza del continente europeo deve poggiare sempre di più sulle capacità e sulle responsabilità dei paesi dell’area, mentre gli Stati Uniti concentrano attenzione e risorse altrove. Questa valutazione riflette anche una lettura delle capacità russe, logorate da anni di pressione economica, isolamento internazionale e impegni militari prolungati. La Russia resta pericolosa, ma non più determinante nel definire l’ordine globale.

La nuova strategia conferma una tendenza già in atto: Washington intende ridurre l’impegno diretto in alcune aree tradizionali, come Europa, Medio Oriente e penisola coreana, chiedendo ai partner di assumere un ruolo più incisivo nella difesa regionale. All’interno della NATO, questo si traduce in una rinnovata pressione affinché gli alleati europei investano di più in capacità militari, deterrenza e prontezza operativa. In Asia, la cooperazione con partner regionali è vista come essenziale per bilanciare l’ascesa cinese senza ricorrere a una presenza militare americana onnipresente. Il risultato è una visione più distribuita della sicurezza globale, in cui gli Stati Uniti restano il perno del sistema, ma non più l’unico garante.

La stoccata agli Alleati

Non manca una stoccata agli Alleati: "Le scelte irresponsabili dei leader alleati mettono in pericolo gli interessi americani e sono il modo più rapido per trascinarci in guerre inutili. Ripristineremo l’etica del guerriero, ricostruiremo la Forza Congiunta affinché l’America non perda mai la propria determinazione o capacità di rispondere in modo decisivo a tali minacce. Assisteremo e sosterremo gli alleati quando faranno la loro parte e li aiuteremo quando sarà il loro turno. Saremo amministratori responsabili delle vite degli americani, del denaro e del futuro".

Nel complesso, la nuova National Defense Strategy racconta una superpotenza che cerca di adattarsi a un mondo multipolare. "Pace attraverso la forza" è il leitmotiv del documento.“Non cerchiamo più di essere la polizia del mondo. Non cerchiamo più di cambiare regimi o fare nation-building.

Al contrario, mettiamo al primo posto gli interessi pratici e concreti degli americani. Sosterremo la pace attraverso la forza. Quando la pace è necessaria, saremo pronti; quando la guerra è necessaria, vinceremo”, tuona il documento.

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