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Politica estera

Terremoto Spd: si dimette la ministra del Lavoro. Il governo Merz vacilla ancora

Copresidente del partito e Ministra, Bärbel Bas ha annunciato l’abbandono dei suoi incarichi per ragioni personali

Bärbel Bas
epa13057867 German Chancellor Friedrich Merz (L) and German Minister of Labour and Social Affairs Barbel Bas (R) speak at a meeting on pension reform at the Chancellery in Berlin, Germany, 23 June 2026. EPA/FILIP SINGER

La morte della figliastra e numerosi attacchi politici: queste sembrano essere le ragioni, almeno in prima battuta, che avrebbero portato la ministra del Lavoro e copresidente dei socialdemocratici tedeschi. Le dimissioni di Bärbel Bas ora privano il partito di Friedrich Merz di un altro asset fondamentale, in un momento di grave instabilità, scatenatosi dopo le elezioni regionali.

La politica socialdemocratica, 58 anni, ha annunciato oggi la decisione di lasciare entrambi gli incarichi. Ma nella dichiarazione pubblicata sui social ha anche rivolto un’accusa agli alleati conservatori della Cdu/Csu, denunciando il proseguimento degli attacchi nei suoi confronti proprio durante uno dei momenti più difficili della sua vita privata. Bas ha comunicato al copresidente del partito e vicecancelliere Lars Klingbeil la rinuncia alla guida socialdemocratica con effetto immediato, mentre ha chiesto formalmente al cancelliere di sollevarla dall’incarico ministeriale. Ha invece confermato l’intenzione di conservare il proprio seggio al Bundestag.

Il vicecancelliere Klingbeil ha reagito condannando apertamente le critiche rivolte alla collega durante il periodo di lutto, definendole inappropriate e inaccettabili. Anche il capogruppo socialdemocratico al Bundestag, Matthias Miersch, ha espresso rispetto per la scelta di Bas, ringraziandola per l’impegno a favore della giustizia sociale e confermando che continuerà a far parte del gruppo parlamentare della Spd.

Per comprendere la portata politica dell’addio di Bas bisogna guardare alle tensioni che da settimane attraversano la maggioranza. Al centro del confronto ci sono il futuro del sistema previdenziale tedesco, la riorganizzazione del welfare, le politiche del lavoro e la roadmap delle riforme concordate dalla coalizione.

La ministra era diventata uno dei principali bersagli dell’ala più radicale della Cdu, che le contestava una presunta lentezza nell’attuazione degli impegni programmatici. Già l’11 settembre, il presidente del Parlamentskreis Mittelstand, il gruppo parlamentare dell’Unione vicino alle istanze delle piccole e medie imprese, aveva chiesto pubblicamente le sue dimissioni, sostenendo che Bas stesse ostacolando da mesi riforme considerate indispensabili. La Spd aveva respinto quelle accuse.

Tra i punti contestati alla ministra uscente figuravano la revisione delle spese abitative riconosciute ai beneficiari della nuova assistenza di base, che ha sostituito il precedente Bürgergeld, e le modifiche ai sostegni destinati ai rifugiati ucraini arrivati in Germania. Due dossier sui quali gli esponenti dell’Unione chiedevano una maggiore accelerazione, mentre i socialdemocratici cercano di conciliare gli obiettivi di riforma con la tutela delle prestazioni e delle garanzie sociali. Il ministero guidato da Bas si trovava proprio al centro di questo confronto, con responsabilità dirette su alcuni dei capitoli più onerosi del bilancio federale.

Non tutta l’Unione, tuttavia, aveva condiviso gli attacchi personali alla ministra. A settembre, il capogruppo della Csu al Bundestag, Alexander Hoffmann, aveva preso le distanze dagli attacchi frontali, ricordando la necessità di far funzionare la collaborazione tra i partiti della maggioranza.

Al momento ancora nessun nome è stato indicato per la successione.

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