La Colombia esce dalle urne con una svolta politica netta e un Paese spaccato. Abelardo de la Espriella, avvocato conservatore vicino all’universo trumpiano, si è proclamato vincitore delle presidenziali con un messaggio su X in cui ha celebrato la vittoria del “Tigre”, il soprannome con cui ha costruito una campagna muscolare, identitaria e centrata sulla promessa di riportare ordine.
Il suo successo, se confermato ufficialmente, segnerebbe la fine del ciclo progressista aperto da Gustavo Petro e riporterebbe Bogotá su una linea dura: sicurezza, lotta frontale ai gruppi armati, rottura con la “pace totale” e maggiore sintonia con Washington. Ma il margine ridotto e le contestazioni dell’opposizione rendono la transizione delicata: più che una semplice alternanza, il voto racconta una Colombia divisa tra domanda di stabilità e timore di una deriva autoritaria.
Dall’outsider al Palazzo Presidenziale
De la Espriella, si è proclamato vincitore delle elezioni presidenziali con un messaggio pubblicato sui social: “Il Tigre abbraccia il Condor, ti amo Colombia”. Secondo i risultati preliminari, de la Espriella ha ottenuto circa il 49,66% dei voti contro il 48,70% del candidato della sinistra Iván Cepeda, sostenuto dal presidente uscente Petro. Il margine è inferiore ai 300 mila voti e rende questa una delle consultazioni più equilibrate della storia recente colombiana.
De la Espriella non arriva dalla politica tradizionale. Avvocato penalista, imprenditore milionario e personaggio mediatico tra i più noti della Colombia, ha costruito la propria immagine pubblica molto prima di entrare nella corsa presidenziale. Nato nel 1978 e cresciuto a Montería, sulla costa caraibica colombiana, è diventato famoso per aver difeso clienti di altissimo profilo in processi che hanno segnato la vita politica e giudiziaria del Paese. Oltre a essere un avvocato, De La Espriella possiede un vasto impero commerciale che comprende vino, rum, abbigliamento e immobili. Solo nel 2025 ha deciso di trasformare la propria notorietà in un progetto politico, fondando il movimento “Defensores de la Patria” e presentandosi come un outsider capace di rompere con le élite tradizionali.
La sua ascesa rappresenta una svolta politica significativa dopo quattro anni di governo Petro, il primo presidente di sinistra della storia del Paese. L’elezione conferma inoltre una più ampia tendenza latinoamericana che negli ultimi anni ha visto il rafforzamento di leadership conservatrici.
Un trumpiano dichiarato e la promessa della “mano dura”
De la Espriella non ha mai nascosto la propria vicinanza ideologica a Donald Trump. Come Trump, ha costruito una campagna fortemente personalizzata e incentrata sulla propria immagine; come Milei, attacca la burocrazia e promette una drastica riduzione dello Stato; come Bukele, ha fatto della sicurezza il pilastro della sua proposta politica. Non a caso il suo soprannome, “El Tigre”, è diventato il marchio di una campagna elettorale fondata sull'idea della lotta senza compromessi contro criminalità e narcotraffico. Cantante lirico amatoriale, è stato protagonista in comizi nei quali si è presentato sul palco protetto da vetri antiproiettile, indossando spesso la maglia gialla della nazionale di calcio colombiana.
Il tema che più lo ha fatto crescere nei sondaggi è stato quello della sicurezza. De la Espriella sostiene che la strategia della “pace totale” perseguita dal presidente uscente abbia fallito e propone invece una linea di confronto diretto con i gruppi armati.
Tra le proposte più discusse figurano la costruzione di nuove mega-carceri, l’interruzione dell’approccio negoziale con alcune organizzazioni armate e una strategia più aggressiva contro il narcotraffico. Il suo stile comunicativo, diretto e spesso provocatorio, gli ha consentito di mobilitare un elettorato stanco delle élite tradizionali. Pur non avendo precedenti esperienze in incarichi elettivi, è riuscito a presentarsi come figura antisistema, raccogliendo consenso soprattutto nelle aree più conservatrici del Paese.
In economia sposa tesi fortemente liberiste, e vuole ridimensionare del 40% la struttura dello Stato. L’idea cardine è che la Colombia vada gestita come un'azienda privata e che la leadership appartenga a figure come la sua, capaci di generare altissimi profitti.
Vittoria contestata e Paese diviso
La proclamazione di de la Espriella non ha però chiuso il capitolo elettorale. Iván Cepeda e diversi esponenti del fronte progressista hanno chiesto verifiche approfondite sullo scrutinio, contestando migliaia di seggi e sostenendo che il risultato definitivo debba essere confermato dal conteggio ufficiale. Anche il presidente uscente Petro ha invitato alla prudenza e alla verifica delle procedure.
De La Espriella è stato anche criticato per aver rappresentato legalmente Alex Saab, accusato negli Stati Uniti di riciclaggio di denaro per conto dell'ex presidente venezuelano Nicolas Maduro.
Anche qualora il risultato venga confermato definitivamente, de la Espriella dovrà governare con un Congresso frammentato e senza una maggioranza solida. La sfida non sarà soltanto mantenere le promesse della campagna elettorale, ma trovare un equilibrio istituzionale in un Paese che esce dalle urne quasi perfettamente diviso a metà.
Meloni si congratula
"Congratulazioni ad Abelardo de la Espriella, nuovo Presidente eletto della Repubblica di Colombia. Forte del suo già profondo rapporto personale con l’Italia, sono pronta a collaborare insieme per sviluppare ancora di più le nostre già solide relazioni bilaterali". Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.
Che poi aggiunge: "Lavoreremo uniti per la crescita economica, la stabilità e la sicurezza internazionale e per rafforzare la cooperazione nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali transnazionali, nel segnodella vicinanza tra le nostre Nazioni. Auguri di buon lavoro Presidente, ti aspetto in Italia!".