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Politica estera

“Uccideremo Hasan in diretta tv”. Così Hegseth sconvolge il mondo

Il 3 dicembre in streaming l’esecuzione del militare responsabile della strage di Fort Hood. Il capo del Pentagono: “La gente deve comprendere”. L’Onu: “È tortura”. I vescovi americani: “Barbarie”

Condannato Nidal Hasan quando, in aprile, fu trasferito dal Brooke Army Medical Center di San Antonio al carcere di Belton in Texas

La fucilazione di Nidal Hasan, che nel 2009 uccise a colpi d’arma da fuoco 13 persone nella base americana di Fort Hood, in Texas, sarà pubblica. L’annuncio shock (negli Stati Uniti non accade da novant’anni) arriva direttamente dal capo del Pentagono Pete Hegseth, il quale spiega che l’uomo «affronterà un plotone d’esecuzione composto da soldati, com’è giusto che sia, e faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia pubblica, perché deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose». Mentre un funzionario del dipartimento della Difesa precisa che «sarà trasmessa in diretta streaming, e seguiranno dettagli».

Hegseth, indicando nel 3 dicembre la data prevista, sottolinea che si tratterà della prima condanna capitale militare tramite plotone d’esecuzione dalla Seconda Guerra Mondiale, facendo riferimento al caso di Eddie Slovik, giustiziato per diserzione nel 1945. All’inizio della settimana, il presidente Donald Trump ha approvato l’esecuzione mediante fucilazione di Hasan, un ex psichiatra dell’esercito statunitense che nel 2009 aprì il fuoco contro decine di persone presso il Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood. Se l’esecuzione di Hasan venisse effettivamente portata a termine, si tratterebbe della prima di un militare negli Usa dal 13 aprile 1961, quando il soldato semplice John A. Bennett fu impiccato dopo essere stato condannato per stupro e tentato omicidio, come riferisce il Death Penalty Information Center, l’organizzazione no-profit che monitora la pena capitale.

La decisione di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione scatena la dura reazione dell’Onu, che tramite l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani avverte come questo «violerebbe il divieto assoluto di tortura». Nel mondo politico Usa le critiche sono bipartisan: «Hasan deve affrontare la pena capitale, ma rendere pubblica la sua esecuzione e trasmetterla in streaming è ripugnante», scrive su X il senatore repubblicano Thom Tillis, secondo cui «le esecuzioni pubbliche sono pratiche tipiche di dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan». Secondo Amnesty International nel 2025 ci sono state almeno 17 esecuzioni pubbliche: 6 in Afghanistan e 11 in Iran.

Dure critiche arrivano anche dal presidente della Conferenza episcopale dei vescovi Usa, l’arcivescovo Paul Stagg Coakley, secondo cui «in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata». Il presidente, parlando con i media vaticani, afferma di aver appreso «con choc e grande dolore» la decisione del Pentagono: «L’esecuzione pubblica, anche di chi ha commesso un grave danno - prosegue - non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo».