Domenica prossima, 14 giugno, poco più di 5 milioni e mezzo di cittadini verranno chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni". Una proposta che punta a contenere la crescita demografica del Paese elvetico attraverso il controllo dei flussi migratori e che è nata sotto la spinta decisiva del partito consevatore di destra Udc. Il dibattito in patria è accesissimo: le posizioni si dividono infatti tra chi chiede un'azione decisa sull’immigrazione e chi teme conseguenze sul piano dei rapporti con l'Unione europea. Piero Marchesi, presidente dell'UDC Ticino, è l'esponente politico svizzero che più di tutti, negli ultimi mesi, sta cercando di convincere i residenti svizzeri a votare Sì a questa modifica della Costituzione.
Perché avete scelto di adottare questa iniziativa?
Negli ultimi 24 anni la popolazione è cresciuta di 2 milioni di abitanti. Se prima del 2002 l'immigrazione era gestita con tetti massimi e una preferenza indigena, la successiva adozione degli accordi con l'Unione Europea – che prevedeva anche la libera circolazione in Svizzera – ha definitivamente provocato un aumento dai 7,2 milioni ai 9,1 di oggi. In proporzione, un’esplosione di 16 volte di quella della Germania. L'abbattimento di tutte le barriere che avevamo prima, in un territorio per di più montagnoso, ha creato di certo una serie di problemi: sia economici, visto che non tutti coloro che sono arrivati in Svizzera lo hanno fatto necessariamente per lavorare, sia di traffico, di sovraccarico delle strutture e sociali, stante il peggioramento della criminalità.
Se dovesse essere approvata, quali sarebbero le conseguenze concrete sul vostro territorio?
L'iniziativa prevede che, al raggiungimento dei 9,5 milioni di abitanti tra circa 5 anni, il governo della Confederazione dovrebbe agire riducendo i permessi per il ricongiungimento familiare e respingendo maggiormente le domande d'asilo depositate, che ogni anno ammontano a 25mila. Al raggiungimento dei 10 milioni, tra una decina di anni, verrà prevista la rinegoziazione dell'accordo di libera circolazione con l'Unione Europea. Oppure, in caso di mancato accordo tra le parti, la disdetta unilaterale del patto, in modo da tornare a gestire l'immigrazione come si faceva un tempo.
Chi è contrario a questa proposta sostiene che tutto questo potrebbe mettere in pericolo la stabilità del Paese e mettere fine alla tradizione "umanitaria" del vostro Paese. Lei come risponde?
Credo che rifiutare l'iniziativa comporterà un prezzo economico non indifferente. Il fatto che già oggi il nostro PIL pro capite faccia molta fatica ad aumentare in maniera consistente significa che una buona parte dell'immigrazione che arriva produce una serie di costi a carico dello stato sociale. D'altronde già nel 2014, quando il popolo approvò l'iniziativa popolare "Contro l'immigrazione di massa", il Parlamento non applicò tale soluzione nel testo costituzionale.
Forse le ricette dell'Udc non sono quelle giuste. È possibile?
Sono 12 anni che gli altri partiti sostengono questo; peccato che non hanno mai proposto una soluzione alternativa. Ogni volta che la Svizzera vuole inserire dei paletti sull'immigrazione – non costruendo muri, ma gestendola in modo un po' più intelligente secondo i reali bisogni dell'economia – ci si scontra sempre con i trattati con Bruxelles sulla libera circolazione. Ecco perché siamo arrivati a questo voto: nell'immediato dà la possibilità comunque a 40mila persone in media all'anno di emigrare in Svizzera. È evidente che bisognerà fare una selezione più di qualità: chi arriva, lo dovrà fare per lavorare. Non possiamo più permetterci di dare ospitalità a frotte di persone che sono solo un costo.
E non teme che il Sì manderebbe in fumo gli accordi con l'Europa?
Sappiamo perfettamente che la via bilaterale con l'Ue è importante per entrambi. Anche perché, attraverso la Svizzera, milioni di camion transitano con delle tariffe molto più agevolate rispetto ad altri valichi alpini, come il Brennero, il Fréjus e il Traforo del Monte Bianco rispettivamente con Austria e Francia. Ci toccherà rinegoziare i patti? Nessun problema. Abbiamo anche noi qualche carta da giocare che faccia il nostro interesse.
Qualcuno afferma che, in un effetto domino, ci potrebbero anche essere delle ricadute per quanto riguarda il turismo?
Assolutamente no, perché questa voce non verrebbe nemmeno toccata. Qui si parla unicamente di permessi per stranieri che vengono in Svizzera in modo permanente, non del viaggiatore che resta in Svizzera per qualche giorno.
A lei le piace la parola "remigrazione"?
Possiamo usare tutti i sinonimi che vogliamo, come "rimpatrio" a noi più congeniale, ma il tema esiste: e consiste nel far tornare da dove sono venute tutte le persone che non hanno requisiti per ottenere il permesso di soggiorno. Credo sia abbastanza normale che ogni Stato filtri gli arrivi dei migranti, altrimenti metteremmo a rischio l’esistenza dei nostri paesi e delle nostre culture.
I detrattori ci vedono una componente razzista. È così?
È solo una pura questione di principio rimpatriare chi non ha diritto di rimanere in un territorio: si tratta di un'applicazione fedele delle leggi. Nella Costituzione svizzera, a seguito di una decisione popolare, è stata addirittura inserita l'espulsione dei criminali stranieri ai quali sono state inflitte pene importanti. Inoltre, il quadro legislativo svizzero permette di revocare la cittadinanza svizzera agli stranieri naturalizzati che si sono macchiati di gravi crimini. Purtroppo a volte ci sono i tribunali che si mettono di mezzo, ma il concetto di "remigrazione" o "rimpatrio" a me sembra piuttosto semplice e condivisibile. Da noi il 70% dei detenuti sono stranieri. Questo è un elemento su cui qualche soluzione va trovata il prima possibile, altrimenti si rischia che questi fenomeni degenerano in situazioni estremamente problematiche e preoccupanti.
Lei conosce Roberto Vannacci? Cosa ne pensa delle sue politiche?
L’ho incontrato qualche mese fa a Mendrisio in occasione di un evento pubblico organizzato da una sezione del nostro partito e ho trovato una persona con le idee molto chiare e con princìpi che in gran parte condivido.
Preferisce il Generale o Salvini?
Ho la fortuna e il piacere di conoscere entrambi. È chiaro che oggi Salvini si trova in una situazione di governo dove, probabilmente, ha un po' meno libertà d’azione. Sulle proposte non ci sono grandi differenze tra i due, ma il come attuarle forse dipende dalle dinamiche della politica italiana.
I rapporti tra Italia e Svizzera si ripareranno dopo qualche esternazione sulle spese sanitarie che lo Stato Italiano dovrebbe sostenere per i ricoverati negli ospedali elvetici dopo la tragedia di Crans-Montana?
È innegabile che degli errori di comunicazione siano stati commessi sia da