I centri in Albania funzionano. L'Europa ha bollinato il modello Italia sulla gestione dei flussi migratori. Ieri a Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il capo del governo albanese Edi Rama per un «tagliando» al protocollo Italia-Albania, che a quanto pare resta pienamente operativo. L'esito del bilaterale Rama-Meloni smentisce la narrazione della sinistra sul flop dei centri di Gjader e Shenegijn. Le strutture operano a tempo pieno come centri per il rimpatrio e servono ad alleggerire la pressione sui Cpr in Italia. Nessuno stop, dunque, al modello Italia. D'altro il regolamento adottato dall'Ue sull'immigrazione rilancia a livello europeo il sistema italiano con il trasferimento in territori extra Ue degli immigrati in attesa di rimpatrio. Una decisione che dovrebbe porre un freno alle toghe orientate a demolire la linea del governo sull'immigrazione. Nelle quasi tre ore di confronto, Rama e Meloni hanno fatto il punto anche su altri dossier come Difesa e connettività. L'Albania resta un partner strategico per l'Italia soprattutto sul versante della lotta al traffico di esseri umani. Con il bilaterale di ieri il governo Meloni mette a punto il piano per la gestione degli sbarchi nei prossimi mesi, confermando il cambio di passo. A Palazzo Chigi c'è la certezza di un aumento sull'Italia della pressione migratoria. Per un duplice motivo: l'aggravarsi dalla crisi in Medio Oriente e l'arrivo dell'estate, che agevola le partenze. Il dossier immigrazione viene considerato un punto nevralgico dell'azione di governo nell'ultimo anno di legislatura. Due settimane fa a Palazzo Chigi si è riunita la task force immigrazione con ministri e sottosegretari competenti. Dopo i buoni risultati, l'esecutivo sta mettendo a punto altre misure. In Aula, la scorsa settimana, Meloni ha rivendicato il cambio di passo sulla gestione dei flussi: «Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo. Ora è necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale. Anche per questo, nell'ultimo disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste» ha detto la premier. Proprio il blocco navale rientra tra le misure che serviranno a puntellare la gestione dei flussi. Tra le altre iniziative messe sul tavolo la stretta sulle espulsioni e il rafforzamento dei controlli alle frontiere. Sotto la lente anche la rotta balcanica. Il governo sa che presentarsi al voto nel 2027 con buoni risultati sul fronte del contrasto all'immigrazione è un passo decisivo verso la vittoria.
Ed è per questo, forse, che le opposizioni insistono con una differente visione del problema, anzi con una narrazione ostile. «Stop lager in Albania», questa la scritta comparsa su uno striscione di 4 metri con cui +Europa ha accolto davanti Palazzo Chigi il presidente Rama.
«I centri in Albania - spiega il segretario Riccardo Magi durante il flash mob - non funzionano e non funzioneranno: oggi la premier Meloni insieme al presidente albanese dovrebbe trovare la via d'uscita da questo fallimento epocale».