«Schengen si preserva soltanto difendendo i confini esterni dell’Unione». È la convinzione di Giorgia Meloni, che torna a legare la tenuta della libera circolazione europea alla capacità degli Stati membri di difendere le frontiere. «Lo si fa solo se tutti gli Stati membri continuano a fare la loro parte nella lotta ai trafficanti e nella lotta all’immigrazione clandestina di massa». Una convinzione espressa dopo l’incontro con il primo ministro belga Bart De Wever. Con una postilla: «L’Europa dimostri più coraggio nell’affrontare il caro-energia».
Nel giorno in cui l’Europa si interroga sul successo dell’Afd in Sassonia-Anhalt, il dibattito tra le forze politiche è acceso. «Governare in maniera consociativa spalanca le porte a una voglia di chiarezza e coerenza», dice Nicola Procaccini, co-presidente di Ecr. Nel centrodestra si guarda così alla crisi dei cosiddetti «governi Frankenstein», maggioranze costruite mettendo insieme forze politiche lontane che finiscono per lasciare senza rappresentanza parte dell’elettorato. «Il voto, per quanto significativo, va circoscritto», sottolinea Carlo Fidanza, capo delegazione di Fdi-Ecr. La Sassonia-Anhalt è un Land dell’ex Germania Est con poco più di due milioni di abitanti, con una percentuale della popolazione pari a quella delle Marche in Italia, dove Afd ha storicamente raccolto percentuali significative. Per capire la direzione di marcia bisognerà guardare al voto del 20 settembre a Berlino. «Il modello della grosse koalition è in crisi», sostiene Fidanza. A pagare il prezzo più alto rischia di essere la Cdu, perché gli elettori «sono stufi di regalare i loro voti a coalizioni variopinte dove la sinistra impedisce di attuare il programma di centrodestra».
Interviene anche Matteo Salvini, che respinge l’idea che il successo di Afd sia un «problema»: «Mi stupisce che si unino le parole terrore, nazismo, paura, onda nera o valanga. Si chiama democrazia». Difesa dei confini, sicurezza e stop al Green Deal, aggiunge, sono temi che appartengono anche all’agenda della Lega. Il voto riapre anche una partita interna al mondo sovranista con Roberto Vannacci che attacca Salvini ricordando l’espulsione di Afd dal gruppo europeo Identità e democrazia. Forza Italia, con il deputato azzurro Alessandro Cattaneo, ribadisce la posizione di Tajani: «Siamo radicalmente lontani da Afd, ma è utile interrogarsi sul suo successo, non si può dire che chi gli elettori che li hanno votati sono brutti, sporchi e cattivi». Di segno opposto le reazioni del centrosinistra. Giuseppe Conte parla di «un vento di estrema destra» che soffia sull’Europa. La capogruppo Pd Chiara Braga invita la premier a chiarire se intenda contrastare la crescita delle forze nazionaliste. Per Fdi, però, il punto è interrogarsi sulle ragioni profonde che spingono l’elettorato a chiedere risposte più nette su immigrazione, sicurezza e transizione energetica.
