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Dall'arresto di Cecilia Sala alle tensioni con i pasdaran: chi è Paola Amedei, l'ambasciatrice italiana in Iran

La diplomatica ha ricoperto varie cariche nelle istituzioni Ue per dodici anni, oltre a rappresentare il nostro Paese in Oman e in Bahrein

Dall'arresto di Cecilia Sala alle tensioni con i pasdaran: chi è Paola Amedei, l'ambasciatrice italiana in Iran
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L'Iran è tornato al centro del dibattito internazionale, prima per la sanguinosa repressione delle rivolte contro il regime degli ayatollah - che secondo alcuni media avrebbe causato 40mila morti - e ora per la spinta di Roma e Berlino a Bruxelles per l'introduzione dei pasdaran, i guardiani della Rivoluzione islamica, nell'elenco delle organizzazioni terroristiche. Un presa di posizione, questa, che ha portato Teheran a convocare la nostra ambasciatrice nel Paese, Paola Amedei.

Nata a Roma nel 1964, Amedei ha iniziato la sua carriera diplomatica nel '92, dopo il master in Alti studi europei a Bruges. Il primo incarico è a Singapore, dove è stata capo dell'ufficio commerciale dell'ambasciata italiana nel Paese. Dal 2000 al 2012, ha ricoperto varie cariche all'interno istituzioni dell'Ue: quattro anni come primo segretario alla rappresentanza permanente del nostro Paese presso l'Unione, tre a Roma nella direzione generale per l'integrazione europea, poi ancora quattro a Bruxelles come coordinatrice della politica commerciale e delle relazioni transatlantiche. In questa veste, ha seguito i negoziati per gli accordi di libero scambio tra i 27 e Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Corea e Mercosur.

È arrivata per la prima volta in Medio Oriente nel 2012, come ambasciatrice in Oman. Nel 2017 è tornata a Roma, per ricoprire il ruolo di consigliere diplomatico del ministro dell'Interno Marco Minniti, membro del governo Gentiloni. Tre anni dopo, nel periodo della pandemia, è stata nominata rappresentante italiana in Bahrein. Dal marzo 2024 si trova in Iran, dove si è ritrovata protagonista del caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana prelevata in albergo e chiusa in isolamento nel carcere di Evin. Quella complessa situazione le valse la promozione ad ambasciatrice, la prima donna a rivestire questo incarico nella Repubblica islamica. Fino a quel momento, lo era solo di funzione, senza il grado ufficiale. "Ha lavorato intensamente in questi giorni", aveva spiegato al tempo il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "È andata a trovare Cecilia in carcere, le ha fatto avere beni di prima necessità".

E adesso, si ritrova di nuovo al centro

di rapporti tesi tra l'Occidente e gli ayatollah, tra i continui video e i racconti che emergono riguardo ai massacri dei manifestanti e lo spettro di un attacco americano contro figure chiave del regime.

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