De-radicalizzare: vasto programma. Il fatto che l’attentatore di Berlino si reputasse un soldato Isis e che avesse già concepito azioni violente induce a pensare che l’intervento di deradicalizzazione sul fanatico in questione - un programma appena iniziato - sia stato tardivo, o lento. Spesso gli autori delle stragi sono risultati noti alle forze dell’ordine, schedati, segnalati dall’intelligence. Lupi solitari sì, ma non di rado attaccati alle «mammelle» del welfare europeo, tra case popolari, sussidi e quant’altro. Gli apparati hanno dunque dato prova di efficienza, soprattutto in Italia, non altrettanto si può dire per questa auspicata «deradicalizzazione», che alla prova dei fatti si è rivelata un’illusione. Questo è accaduto perché l’islamismo, lungi dall’essere contrastato, ha trovato un ambiente in cui proliferare. Un’opinione pubblica di sinistra politicamente radicalizzata, ha sposato l’islam politico e questo matrimonio - l’islamogauchismo - ha creato un «ecosistema» favorevole.
A questo punto possiamo stilarlo noi il programma di deradicalizzazione, da applicare alla sinistra e all’islam politico. Un programma per disinnescare l’odio e per liberarsi dalle tossine ideologiche che avvelenano la discussione da decenni. 1) Arginare i deliri woke, il politicamente corretto e la sbornia «intersezionale». Porre fine alla lotta cieca, senza quartiere, e senza senso, contro l’Occidente, contro la sua storia, le sue istituzioni e la sua economia. L’Occidente, con molte contraddizioni, ha comunque garantito democrazia, diritti e libertà. 2) Mandare in soffitta le parole d’ordine terzomondiste, a partire dalle teorie sull’imperialismo occidentale. La lotta anti-imperialista ha provocato incredibili infatuazioni per dittatori sanguinari e regimi autoritari. 3) Ribellarsi alle inclinazioni totalitarie che avvelenano il linguaggio e le parole. Garantire libertà di parola a tutti, anche a chi non aderisce alle narrazioni mainstream sul genocidio sionista e l’apartheid in Israele. 4) Archiviare una volta per tutte la propaganda sovietica con i suoi derivati, a partire dalle leggende nere sul «sionismo» e sui «sionisti», cioè sugli ebrei. Lo stalinismo era intriso di ossessioni antiebraiche. 5) Rendersi conto che l’antisionismo, il più delle volte, altro non è che l’etichetta appena più presentabile dell’antisemitismo. Diceva bene Martin Luther King. 6) Dire basta alle bugie e basta alle omissioni sul 7 ottobre e ricordarlo per ciò che è stato: un atroce pogrom anti-ebraico e anti-israeliano in cui sono stati uccise orrendamente 1.200 persone, per lo più civili, molti bambini, e in cui molte donne sono state stuprate. 7) Rifiutare la violenza sempre, stabilire una volta per tutte che il terrorismo non è «resistenza», capacitarsi che un femminismo che dimentica le israeliane o minimizza le violenze è un paradosso osceno. 8) Studiare e far studiare la vera storia del Medio oriente e la sequela infinita di occasioni perse, o rifiutate, dalle élite arabe e islamiste, per avere pace, per avere terra, per avere uno Stato palestinese. 9) Dismettere la pratica inquisitoria con cui si chiede agli ebrei italiani di prendere le distanze da Israele. Chiedere scusa per questo pregiudizio. 10) Prendere atto della natura di Hamas, un movimento fanatico e antisemita che in nome della guerra permanente, opprime i palestinesi, in primo luogo le donne, e perseguita gli omosessuali. Aprire gli occhi sulla natura omofoba dell’islamismo. Riconoscere che il velo non è di per sé un simbolo di libertà ma il più delle volte di oppressione. Rinunciare a un uso strumentale dell’«islamofobia» come accusa con cui mettere a tacere ogni critica.
