Più che l’annuncio in sé, colpisce la tempistica. È infatti ben più di una promessa mantenuta, che i due si erano fatti al telefono dopo il licenziamento deciso da Zelensky. Lo sbarco a Roma dell’ex ministro della Difesa ucraino ieri è diventato realtà. Primo incontro con Guido Crosetto, per ricoprire il ruolo di consulente, «Advisor per l’innovazione». Dopo aver rifiutato le richieste arrivate da altri Stati Ue, il simbolo della rivalsa tecnologica dei droni di Kiev nella guerra contro Mosca è stato chiamato a dare indicazioni al governo italiano. Gomito a gomito con il ministro: con cui parlava fino a luglio da parigrado, fin quando Mykhailo Fedorov non è stato rimpiazzato su volere presidenziale perché in contrasto con la linea di Zelensky, lasciando il governo.
La domanda, al di là della notizia del nuovo incarico Italia giunta ieri sera, anche se in parte già anticipata da Crosetto nelle scorse settimane, serpeggia tra gli alleati di maggioranza a Roma quanto nelle altre cancellerie europee. Si tratta di un messaggio a Zelensky, visto che Fedorov è diventato nel frattempo subito dopo la cacciata dal governo lo scorso luglio una sorta di icona nel Paese, almeno per quella parte di Ucraina che vorrebbe andare a elezioni e mandare a casa proprio l’uomo che guida da 4 e più anni la difesa di un Paese invaso? Oppure è solo un uomo competente che si mette a servizio di uno Stato amico, e di un ministro con cui ha collaborato in questi anni di guerra per dare consigli in un contesto geopolitico, e militare, in continua evoluzione?
Il sottosegretario alla Difesa, Perego di Cremnago, Forza Italia, spiega che «l’innovazione rappresenta un elemento essenziale per rafforzare la sicurezza», quindi Fedorov è «un’opportunità per la Nazione». Tutto comprensibile, naturale. Più guardinga, la Lega, che incarna l’anima più critica verso certi scarti non sempre diplomatici di Zelensky. Ma la nomina rappresenta anche un messaggio a un presidente ucraino con cui già sono emersi vari distinguo. L’Italia è ben prudente rispetto ad approcci più bellicisti come quello franco-britannico sui Volenterosi. Prematuro, forse irrealistico, parlare di un cambio di linea quanto ai rapporti con il n.1 ucraino, Ma è chiaro che chiedere consigli a colui che è diventato in patria di fatto il suo principale oppositore politico fa effetto. «Profondamente grato per questa fiducia. In questo ruolo di advisor, contribuirò ad aiutare l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna, a rafforzare il proprio settore della difesa», ha scritto su «X» l’ex ministro Fedorov, convinto che l’esperienza ucraina - la sua, che ha reso i droni in grado di spaventare la Russia - può ispirare il nuovo sistema di difesa europeo. Serve, dice, testare nuove soluzioni. L’Ucraina e il nostro team, sottolinea ancora, «possiedono un’esperienza unica nella guerra ad alta tecnologia, pronti a condividerla». Nell’incontro con Crosetto, che lo ha ingaggiato, i due hanno discusso infatti di droni, sistemi autonomi, difesa aerea e sviluppo dell’ecosistema della cosiddetta defense tech. Non si tratta solo di sviluppare nuove tecnologie, ma di creare condizioni affinché ricerca, industria e Difesa possano tradurre l’innovazione in capacità operative. Crosetto si dice «lieto» di averlo.
