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Politica internazionale

La linea su Putin: “Un favore a Mosca se rispondiamo alle provocazioni”

Meloni: “La guerra sul campo non va come voleva il Cremlino e cerca di distogliere l’attenzione”

La visita istituzionale Giorgia Meloni a Oslo, in Norvegia, dove ha incontrato il primo ministro

Non solo energia e materie prime critiche, ma anche sicurezza e difesa. Tutti settori, spiega Giorgia Meloni durante la sua visita a Oslo, che sono ormai strettamente legati. Ed è per questo che la partnership tra Italia e Norvegia di cui hanno discusso ieri la premier e il primo ministro Jonas Gahr Støre è «a 360 gradi».

Certo, la questione gas è stata uno dei principali nodi sul tavolo della prima visita in Norvegia di un presidente del Consiglio italiano dopo quasi quindici anni. Anche perché non è un mistero che la sospensione forzata delle forniture di gas naturale liquefatto dal Quatar (di cui l’Italia è il principale importatore europeo) è ovviamente un elemento di preoccupazione a Palazzo Chigi. Di qui la necessità di blindare le fonti di approvvigionamento in un momento in cui la crisi internazionale non accenna a scemare. E la Norvegia è il principale fornitore di Gnl dell’Ue. «Dopo la guerra in Ucraina - spiega Meloni durante le dichiarazioni congiunte con il labursita Støre - l’Italia ha lavorato per diversificare le proprie forniture, per costruire un mix energetico serio e la Norvegia da questo punto di vista è molto importante. Ma lavoriamo perché questa partnership possa allargarsi a una serie di altri settori che pure sono strategici e tutti legati al tema della sicurezza».

Si parla, ovviamente, anche della crisi nello Stretto di Hormuz e della minaccia di Mosca sul fronte est dell’Alleanza atlantica (la Norvegia non è nell’Ue ma è uno dei Paesi fondatori della Nato). E nel giorno in cui a Varsavia il premier polacco Donald Tusk dice in Parlamento che il Cremlino «prepara attacchi ibridi con droni e missili contro i Paesi europei che sostengono l’Ucraina», Meloni spiega che davanti al moltiplicarsi delle provocazioni russe l’Europa non deve lasciarsi trascinare sul terreno di un’escalation. «La vera domanda è perché Mosca ha bisogno di spostare l’attenzione con un moltiplicarsi di provocazioni», dice la premier. E la risposta è perché «la guerra in Ucraina sul campo non sta andando come Vladimir Putin aveva previsto, dichiarato e promesso al suo popolo». Insomma, «dobbiamo chiederci a chi conviene un’eventuale escalation e agire di conseguenza». Ragione per cui, è convinzione della premier, «non bisogna rispondere a queste provocazioni», perché farlo «sarebbe più nell’interesse di Mosca che non dell’Europa». E a proposito del conflitto tra Russia e Ucraina e dei tentativi negoziali che starebbe portando avanti Donald Trump, Meloni torna a ribadire la necessità di nominare un inviato per l’Europa, qualcuno che abbia l’investitura per poter parlare a nome di tutti, perché questo «chiarifica e rafforza la posizione europea». E, ci tiene a precisare, «parlo di Europa e non di Unione europea» perché «nazioni come la Norvegia e la Gran Bretagna non potrebbero e non dovrebbero assolutamente essere escluse». Detto questo, sia Roma che Oslo «continueranno a lavorare per rafforzare la resilienza del popolo ucraino, sostenendo una prospettiva negoziale per una pace che deve essere giusta e duratura fino a quando questo sarà necessario».

Meloni, invece, è decisamente più tiepida sull’ipotesi di un nuovo protocollo di sicurezza Ue per «coordinare una risposta europea in caso di minacce ibride» proposto da Ursula von der Leyen. «Non posso esprimere un giudizio - dice la premier - senza aver prima esaminato le proposte nel merito. L’unica cosa da evitare è la duplicazione di strutture esistenti. Sono invece convinta che questo sia il momento giusto per coinvolgere maggiormente partner seri e affidabili, come la Norvegia e il Canada».

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