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L’Italia aiuta l’Africa, ma per Bonelli è colonialismo

Meloni: "Combattiamo le cause delle migrazioni". Il leader Avs: "Predatori"

L’Italia aiuta l’Africa, ma per Bonelli è colonialismo
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Un’idea: «Facciamo da ponte». E un argomento solido, investimenti subito per 1,4 miliardi più tanti altri per l’effetto volano.
È con queste carte che nel pomeriggio Giorgia Meloni sbarca ad Addis Abeba per il secondo vertice Italia-Africa, con Etiopia e altri 13 Paesi. Energia, sanità, sicurezza alimentare, formazione, commercio, progetti di sviluppo. Anche i flussi. «Stiamo rivoluzionando il modo di guardare al continente - dice aprendo i lavori. Non ci interessa sfruttare la migrazione per ottenere mano d’opera a basso costo, vogliamo invece combattere le cause profonde che spingono i giovani a lasciare i luoghi dove sono nati. Basta approcci paternalistici, la nostra è una collaborazione da pari a pari.
Si notano già i risultati». Angelo Bonelli non la vede così. «Prendono gas e petrolio e si sottraggono terre agricole. Altro che collaborazione - commenta il co-portavoce As Verdi - questo è un piano predatorio».
Oggi, dopo il summit, la Meloni sarà l’invitata speciale all’assemblea della Ua. L’ultimo leader europeo ospite d’eccezione dell’Unione africana fu Francois Hollande. Era il 2013 e nel menu c’erano stabilità e sicurezza. E soldi, ovviamente, infatti i Paesi del continente trattarono con tutti gli onori il presidente francese ma poi ringraziarono soprattutto la Cina e i suoi miliardi. Adesso la presenza di Pechino, se possibile, è ancora più forte e ingombrante, lo si vede dalla quantità degli ideogrammi che spuntano sui teloni dei palazzi in costruzione ad Addis Abeba, eppure qualche spazio per l’Europa si sta aprendo, proprio lì dove Roma si vuole infilare con il Piano Mattei.
Un programma, spiega la Meloni, «che è cresciuto e che oggi non è più visto come una strategia italiana bensì come una sinergia internazionale: abbiamo creato un modello». Questo è stato possibile grazie alle connessioni strutturate costruite con le agenzie dell’Onu, la Ue, l’Unione africana, il G7. Ottima, aggiunge, pure «la collaborazione con la Banca Mondiale, la Banca Africana di sviluppo e le principali istituzioni finanziarie».
La chiave sta nella fiducia, nel rispetto reciproco e «nell’abbandono di qualsiasi tentazione predatoria». Non solo un pacchetto di iniziative ma «un patto tra nazioni libere». E così valorizzando «le enormi potenzialità africane insiste - in due anni abbiamo avviato progetti di grande impatto sociale mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e private». Un gioco di squadra che «premia tutto il sistema Italia».
Nel concreto si parla di imprese, università, cooperazione, ricerca. Di acqua, un’altra priorità.
Dei corridoi energetici tra Tanzania e Mozambico. Ma il filo rosso del Piano Mattei è l’attenzione alla scuola. «Il nostro obiettivo precisa la premier nel discorso di apertura - non è provocare nuove dipendenze, è sostenere i popoli e costruire occasioni di riscatto mettendo al centro il capitale umano».

Un esempio, il partenariato con Nigeria per una campagna che raccolga 5 miliardi di dollari per l’istruzione di 750milioni di bambini. Un altro, gli accordi con l’Etiopia per il turismo e la ristrutturazione dell’aeroporto, creando lavoro. Il premier Abiy Ahmed Ali ringrazia.

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