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Politica internazionale

La Giorgia che manca a Berlino

La moderazione dovrebbe rispondere a una domanda di cambiamento e darle una maggioranza, e poi governarla: chi lo fa, da noi, viene da destra

A handout picture, provided by Italian Prime Minister Press Office, shows Giorgia Meloni during the meeting with Belgian Prime Minister Bart De Wever, at Palazzo Chigi, Rome, 7 September 2026. ANSA/Italian Prima Minister Press Office/Filippo Attili +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE - NO ARCHIVING - NO LICENSING - NPK +++

Il famoso centro è Giorgia Meloni: questo è lo stato delle cose, ed è una disgrazia per i centristi nostrani, è un tradimento per gli estremisti tedeschi ed è un problema per la sinistra italiana. La quale, in teoria, ora dovrebbe ammettere di aver gridato al fascismo contro chi gli faceva da argine: ma naturalmente non succederà. Il voto in Sassonia l’abbiamo visto. La Cdu doveva essere un cordone sanitario ma è diventata un filo di lana: vieta alleanze e perde elettori quasi come è successo progressivamente da noi, dove un centro geografico (e non politico) si contende un’insegna mentre la Meloni si prende la clientela. La moderazione dovrebbe rispondere a una domanda di cambiamento e darle una maggioranza, e poi governarla: chi lo fa, da noi, viene da destra, non ha chiesto permessi speciali, ha offerto uno sbocco alla protesta e ha persino gestito i vincoli che governare comporta. E’ la stabilità che rende possibile il cambiamento, ma poi bisogna anche farlo: il 68 per cento della platea di Cernobbio ha promosso l’Esecutivo, forse qualcosa significa. Sicuramente significa che il nostro centro immaginario sta ancora cercando se stesso mentre quello economico ha già trovato l’indirizzo. Parliamo di programmi? AfD vuole uscire dall’euro, revocare le sanzioni alla Russia, un’Ucraina neutrale e anche fuori da Nato e Ue. Invece il nostro governo conferma l’euro, le alleanze occidentali e sostiene Kiev e le sanzioni a Mosca. Vannacci? Il suo programma contempla l’uscita dall’euro e dalla Nato, propone la remigrazione (misteriosa parola) e poi una riapertura economica alla Russia. Vannacci contesta l’immigrazione regolare di massa mentre il Governo programma ingressi legali per lavoro. C’è una convergenza sull’immigrazione clandestina, ma le scelte strategiche che divergono nettamente. Vannacci siede nel gruppo europeo di AfD e ne festeggia il successo: Salvini si congratula, Tajani lo deplora e questo dimostra che l’argine meloniano serve anche dentro casa. Uno come Giuseppe Conte, intanto, ieri s’inventava una «complicità di Meloni» nel futuro di una Germania riarmata, ma i suoi elettori in passato hanno creduto anche a cose più improbabili: per esempio in lui.

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