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Politica internazionale

La “maledizione dell’inciucio” e la via italiana per la destra

La premier vede nell’alleanza Cdu-Spd la ragione della crisi del centrodestra tedesco. “Conseguenza dei governi di larghe intese”. Il modello tricolore con l’asse tra conservatori e moderati

epa13220622 A handout photo made available by the Italian Prime Minister Press Office shows Italian Prime Minister Giorgia Meloni (R) during the meeting with Belgian Prime Minister Bart De Wever, at Palazzo Chigi, Rome, Italy, 07 September 2026. EPA/Italian Prime Minister Press Office/Filippo Attili HANDOUT ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE - NO LICENSINGHANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Il vento di estrema destra che arriva dalla Germania non poteva non scuotere pure l’Italia. Anche qui c’è un partito che rivendica lo stretto rapporto di parentela con AfD, all’insegna, parola di Vannacci, di «una destra non sbiadita». E ognuno azzarda parallelismi tra la vicenda tedesca e quella italiana, o li nega. Giorgia Meloni nelle riflessioni a cui si è lasciata andare con i suoi vede dietro il successo di Afd «la maledizione dell’inciucio» che ha fatto un’altra vittima, la Cdu del cancelliere Merz. L’«inciucio» che ha partorito le politiche green è un’interpretazione troppo lassista di «Schengen». Nella sua mente l’alleanza tra i popolari e sociademocratici è sbagliata e non paga nelle urne. Nè nella sua testa si può liquidare quel voto parlando di «nazisti»: «Non si danno patenti al 40% degli elettori». «Sono le conseguenze dei governi di larghe intese» gli va dietro il capo dell’organizzazione di Fratelli D’Italia, Giovanni Donzelli:« È la stessa ragione che ha determinato l’exploit di Giorgia come unica opposizione al governo Draghi. Anche se Merz ha impresso alla Cdu una linea più di destra, l’elettorato lo ha punito. Ed è sbagliato immaginare parallelismi con l’Italia: non si può dire che il voto penalizza chi è al governo perché da noi il governo ha consolidato il suo consenso; non si può paragonare un partito nato 14 anni fa come Adf a quello di Vannacci nato ieri; infine, altra differenza, mentre le destre europee sono sempre state anti-sistema, quella italiana fin dai tempi di Almirante ha accettato le regole». Insomma, per l’inner circle della Meloni la via italiana - cioè l’alleanza tra moderati e conservatori - è l’unica strada per evitare che l’ultra-destra allarghi i suoi consensi. Eppure il risultato in Sassonia-Anhalt (un land che ha gli stessi abitanti della Calabria e un Pil di poco superiore a quello della Liguria) ha suscitato reazioni diverse dentro il centro-destra: Antonio Tajani lo considera «una disgrazia» e considera Afd antitetica con i valori liberali; Matteo Salvini invece festeggia, osserva che vanno rispettati gli elettori, ironizza su chi parla di influenze di Putin sul voto e non esclude l’ipotesi di governare con l’ultra-destra italiana. Ragionamenti che potrebbero essere interpretati anche come un cambio repentino di linea del leader della Lega su Vannacci: sull’onda del successo dell’estrema destra tedesca siamo passati in 24 ore dal saluto gelido di Cernobbio a ai segnali di fumo. Si parla di Adf ma si pensa al Generale. È inevitabile anche perché entrambe le formazioni si portano dietro la problematica dei rapporti non chiari con la Russia. Ieri il Cremlino ha rimarcato il successo di Adf contrapponendolo alla politica di Bruxelles, schema ripreso dallo stesso Vannacci nei suoi commenti sul voto tedesco. Tutto ciò finisce per ingarbugliare ancora di più la situazione, a porre un problema alla Meloni che per ora continua a rifiutare ogni ipotesi di alleanza con il Generale e ad allarmare i moderati del centro-destra. Proprio i forzisti sono i più scioccati. C’è chi si rifugia nelle differenze tra Germania e Italia. «Non ci sarà contagio - scommette il ministro Casellati - l’Italia nel Dna è un paese moderato». E chi invece è preoccupato. «Una parte dei consensi di Adf come di Vannacci - spiega Alessandro Cattaneo - è rappresentato da elettori di destra ma anche di ex-grillini insoddisfatti e delusi. Una bolla che rischia di aumentare. Bisogna dare in Parlamento al di là degli schieramenti, con una buona dose di pragmatismo, delle risposte alle questioni su cui speculano Vannacci e Afd. L’ultradestra è un problema per la destra di governo, per i moderati ma pure per la sinistra». Si tratta di un’altra interpretazione del voto tedesco e del fenomeno Vannacci nei sondaggi (i più già lo danno sopra Forza Italia) che parte da una constatazione: sia Merz, sia la Meloni scontano il ruolo di governo. «Afd e Vannacci - conferma Alessandra Ghisleri - rappresentano un voto di protesta: dentro c’è di tutto dalla destra, agli operai arrabbiati, agli ex-grillini». Ecco perché il voto tedesco è un messaggio inquietante pure per la sinistra. «Non possiamo negare le paure - sottolinea il piddino Alfieri - anche sulla sicurezza, sull’immigrazione. Sono problemi che vanno affrontati senza cedere alle logiche della destra ma senza dare l’impressione - per dirne una - che accettiamo l’immigrazione irregolare».

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