L’attentato di Berlino scuote il movimento Lgbtqia+ che ora si interroga sull’inopportunità di abbracciare le lotte politiche di un mondo musulmano culturalmente distante dai diritti degli omosessuali. «Se, come si teorizza, non si può lottare per una minoranza oppressa senza lottare contemporaneamente anche per tutte le altre, si finisce paradossalmente con il difendere anche quelle minoranze che esprimono odio e discriminazione nei tuoi stessi confronti», spiega il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto secondo cui il movimento Lgbtqia+ si è «così tanto concentrato sui diritti di altre minoranze che si dimentica dei diritti propri». Il senatore renziano punta il dito sulle frange del movimento così terzomondiste da arrivare al «paradosso dei Queer for Gaza, un posto che per le persone queer è assolutamente inavvicinabile, e dell’ostracismo delle persone gay e lesbiche ebree alle quali non basta essere gay e lesbiche per partecipare al Pride, dovendo sottostare a una previa e ficcante valutazione ideologica circa il proprio atteggiamento verso il governo di Israele». Per Scalfarotto «non basta una causa che oggettivamente ha le sue buone ragioni per dare una solidarietà incondizionata ai fanatici, agli oscurantisti e, peggio ancora, a chi conduce la propria battaglia politica con la violenza e con il terrore».
Raffaele Sabbadini, presidente di Keshet Italia, associazione ebraica Lgbtqia+ che era stata dal Pride di Roma, avverte: «Non bisogna sminuire o svicolare sulla matrice dell’attentato senza nascondere il tema nel cassetto. Su questo si deve aprire un dibattito dentro il movimento». Dal mondo ebraico arriva anche la solidarietà alla comunità Lgbtqia+ tedesca di Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano, che denuncia: «Ebrei, cristiani, comunità Lgbtqia+ e donne sono spesso i primi bersagli dell’islamismo radicale, ovunque esso riesca a imporre la propria influenza. È per questo doloroso constatare - spiega che una parte consistente del mondo Lgbtqia+ fatichi a riconoscere questa realtà, ed esprima invece solidarietà politica verso realtà e narrazioni che, nei fatti, negano a queste stesse persone libertà e diritti fondamentali, fino alla stessa vita». Meghnagi chiede all’Arcigay, «di prendere pubblicamente le distanze da qualsiasi ideologia che minacci la sicurezza delle persone Lgbtqia+, da qualunque matrice provenga» e alla sinistra di Elly Schlein di non «voltarsi dall’altra parte» per «non vedere il pericolo dell’islamismo radicale».
Anche Klaus Davi chiama in causa la segretaria del Pd che «mi sembra non abbia mai usato i termini islamico, islamista o terrorismo islamico». E aggiunge: «Mi pare che questo mondo woke e Lgbtqia+ sia affetto da grave patologia e, d’altra parte, questa esplosione delle destre è dovuta anche alla stupidaggine e alla mala fede delle sinistre». Secondo Davi «se queste sinistre raccontassero la realtà per quella che è, la gente forse si riconoscerebbe in loro, ma negandola ipocritamente, è chiaro che li manda a quel paese». Anche Aurelio Mancuso, ex presidente dell’Arcigay ed esponente di Sinistra per Israele, spiega: «Il movimento Lgbtqia+ occidentale ha sposato le tesi internazionaliste, woke, transfemministe e mischia tutto, negando ormai la storia dei movimenti di liberazione del passato. Ormai non è necessario essere coerenti con la propria storia e, quindi, battersi per i diritti individuali e civili di chi si vuole rappresentare, ma è importante rappresentare tutte le oppressioni prodotte dall’Occidente». E poi conclude: «Io sono per il dialogo con tutti, ma l’Occidente deve difendere ciò che ha conquistato, non per una questione di ideologia, ma per una questione di tutela delle persone. Chi è anti-occidentale vuole mettere a rischio la mia stessa incolumità».
