Pedro Sanchez continua a descrivere la Spagna come l’avanguardia progressista d’Europa. Il problema, per il premier socialista, è che gli spagnoli sembrano sempre meno convinti di voler stare in quell’avanguardia. A un mese dalla crisi di Ceuta, il quadro politico restituito dai sondaggi è impietoso: se si votasse oggi, Partito popolare e Vox raccoglierebbero insieme il 50,2 per cento dei consensi. Psoe e Sumar si fermerebbero invece al 33,3 per cento.
È il dato che emerge dalla rilevazione realizzata da 40dB per Cadena Ser ed El País tra il 31 agosto e il 2 settembre. Ed è soprattutto una soglia simbolica: per la prima volta il blocco delle destre supera nei sondaggi la maggioranza assoluta dei voti. Non una semplice oscillazione, dunque, ma la fotografia di uno spostamento che ormai appare strutturale.
Il Partito popolare di Alberto Nunez Feijoo si attesterebbe al 32,4 per cento, guadagnando quattro decimi rispetto alla rilevazione precedente. Il Psoe scenderebbe invece al 27,6 per cento, restando sì la seconda forza politica del Paese ma perdendo praticamente esattamente ciò che recuperano i popolari. A correre più di tutti, ancora una volta, è però Vox: il partito di Santiago Abascal guadagna altri sei decimi e raggiunge il 17,8 per cento. Tradotto: quasi un elettore spagnolo su cinque sceglierebbe la formazione che per anni Sanchez ha utilizzato come spauracchio per compattare il proprio campo. Più il premier agita il rischio dell’“ultradestra”, più l’ultradestra cresce.
E a sinistra le cose vanno persino peggio. Sumar precipita al 5,7 per cento, Podemos resta inchiodato al 2,8. Il campo progressista che avrebbe dovuto rappresentare il laboratorio politico per il resto del continente appare sempre più ristretto, mentre l’emorragia di consensi del Psoe rende molto più complicata la costruzione di una maggioranza alternativa alle destre.
Sul risultato pesa inevitabilmente la crisi di Ceuta, esplosa un mese prima della rilevazione e diventata rapidamente uno dei dossier più difficili affrontati dal governo Sanchez. Migliaia di migranti entrati nella città autonoma, tensioni con il Marocco, proteste e polemiche sulla gestione dell’emergenza hanno fatto saltare uno degli equilibri sui quali il premier aveva costruito la propria narrazione: quella di una Spagna capace di coniugare accoglienza, sicurezza e stabilità.
Eppure Sanchez non arretra di un centimetro. Anzi. Rivendica il proprio modello e alza ulteriormente il tiro contro gli avversari. “Il mondo ha gli occhi puntati su di noi, siamo l’avanguardia del progresso contro i reazionari, siamo la punta di diamante delle politiche progressiste che stanno consentendo la crescita e la creazione di posti di lavoro, il rafforzamento dello Stato sociale e una risposta equa alle trasformazioni digitali ed ecologiche, pertanto, non dimentichiamo che ogni giorno di progresso, ogni politica approvata in questo Parlamento è un giorno e un diritto in più conquistato contro gli estremisti”, ha detto il premier.
Una rappresentazione quasi trionfale che stride con i numeri. Sanchez individua però il problema altrove. “Avrete visto che tutta l’internazionale dell’ultradestra europea e dell’altro lato dell’Atlantico sta attaccando la Spagna, per qualcosa sarà”, ha affermato, sostenendo che “dopo otto anni di governo progressista la Spagna è la dimostrazione che il contrario del loro odio è il nostro progresso”.
Il cortocircuito non riguarda soltanto Madrid. Perché mentre Sanchez presenta la Spagna come il baluardo europeo contro la destra radicale, dalla Germania arriva un segnale difficilmente liquidabile come semplice propaganda dell’“internazionale ultradestra”. Ieri l’Afd ha ottenuto uno storico successo alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, conquistando circa il 44 per cento dei voti e 39 seggi su 83, pur senza raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per governare da sola. Un risultato che ha più che raddoppiato il consenso raccolto dal partito nel Land nel 2021 e inflitto una durissima sconfitta alla Cdu del cancelliere Friedrich Merz.
È un voto regionale e sarebbe sbagliato trasformarlo automaticamente in una previsione per l’intera Europa. Ma il segnale politico esiste. L’Afd cresce in Germania, Vox cresce in Spagna e le forze progressiste spagnole arretrano. Proprio mentre Sanchez sostiene che il suo governo rappresenti la “punta di diamante” della risposta agli estremisti, una parte sempre più consistente dell’elettorato europeo sembra muoversi nella direzione opposta. Il paradosso è tutto qui. L’idolo di Elly Schlein continua a raccontare una Spagna modello per il resto del continente, ma nel frattempo perde terreno proprio nel suo Paese. E il sondaggio di 40dB consegna un numero che a Moncloa sarà difficile ignorare: 50,2 per cento. Per la prima volta Pp e Vox, insieme, sono oltre la metà dei voti. La tanto evocata avanzata della destra non è più soltanto un argomento utilizzato dal premier per chiamare alle armi il campo progressista. Sta diventando il principale problema politico di Sanchez.
