La resa dei conti in casa Gop potrebbe essere arrivata già a poche ore dai risultati disastrosi delle midterm.
La Camera dei rappresentanti Usa, infatti, potrebbe votare già la prossima settimana per mettere sotto accusa il capo del Pentagono Pete Hegseth. I colleghi di partito, infatti, imputerebbero alla sua figura apicale la responsabilità di aver convinto il presidente Donald Trump a trascinare gli Stati Uniti nel pantano iraniano. A rivelarlo la Cnn. Il deputato repubblicano Thomas Massie ha dichiarato di voler avviare la procedura di impeachment alla ripresa delle attività del Congresso la prossima settimana: una mozione che, a detta di numerosi repubblicani, verrà approvata.
Secondo quanto affermato da diversi membri di partito alla Cnn, chiedendo ovviamente l’anonimato, Hegseth avrebbe sovrastimato le capacità degli Stati Uniti di vincere il conflitto in modo rapido e semplice. Non solo, adesso lo accusano di continuare a sostenere l’escalation nonostante sia evidente che i continui attacchi non abbiano spinto l’Iran alla resa.
Ne esce “pulito” il vicepresidente JD Vance, che ha candidamente affermato che “la ragione per cui abbiamo perso è la guerra”, pur senza attribuire la colpa specifica del conflitto a nessuno. Negli ultimi mesi, infatti, il vice di Trump è rimasto piuttosto nell’ombra non nascondendo il suo disappunto sulle scelte verso Teheran. Una posizione neutra che ora potrebbe valergli la scalata verso le primarie repubblicane nel 2028.
Sebbene gli strateghi repubblicani abbiano ammesso in privato che i problemi del partito vanno ben oltre la guerra, restano comunque refrattari ad attribuire direttamente la colpa dei loro problemi a Trump. Una lealtà che non si estende a Hegseth: comprendere il meccanismo è semplice. Trump resta, un segretario può essere silurato più o meno facilmente.
Ma cosa ne pensa Trump di tutto questo? Nonostante i tentativi da parte di chi gli sta intorno di mettere sotto pressione Hegseth, la fiducia nel suo segretario alla Difesa sembra non essere ancora venuta meno, pur avendo continuato a chiedere l’opinione degli alleati sul suo operato, come hanno riferito alla Cnn diversi funzionari della Casa Bianca. “Solo due giorni fa il presidente era nella stanza con lui e gli diceva: ‘Sei il mio uomo migliore. Sei il migliore che ho’”, ha detto uno degli intervistati.
Ma potrebbe non volerci molto prima che la Casa Bianca scelga di trovare essa stessa un capro espiatorio prima di sondare la migliore exit strategy dalla palude iraniana.
