Non bastava un furgone lanciato da un fanatico islamista contro il Gay Pride una morta, venti feriti ; poche ore dopo un altro «integrato» (secondo la sinistra) o «disintegrato» (secondo me) ha accoltellato tre donne a Parigi. Colpevoli di non essere suddite, di non vivere sotto un velo. È l’ideologia maschilista dei veri patriarchi, che nel nome di Allah vogliono riportarci in un Medioevo cupo proprio mentre noi spegniamo le campane e nascondiamo i crocifissi per non «offendere».
Eppure, dal Pd alla sinistra che venera Francesca Albanese, ci hanno fatto una testa così dai tempi della povera Giulia Cecchettin. Hanno processato il maschio occidentale, dipinto come portatore sano dell’omicidio di genere, figlio di una cultura retrograda che esisterebbe solo qui, dove invece tutto si può dire e fare. Ma di fronte ai furgoni che falciano i diritti Lgbt o alle lame che puniscono le donne libere in nome del Corano, il corto circuito è totale.
Si scagliano contro il patriarcato di casa nostra, spesso confuso con la cronaca nera, ma accolgono e incitano i patriarchi veri, quelli che le leggi e il modo di vivere vogliono cambiarceli sul serio. Sono i figli di un incantesimo che difende chi ci vuole morti o coperti. Mentre la sinistra sfila contro fantasmi, la realtà bussa col coltello in mano. E allora la domanda sorge spontanea: cara sinistra, per chi suona la campana? Anzi, per chi suona il patriarcato?
