Il rifiuto di accettare il governo italiano come parte civile nel processo su Crans-Montana non è il primo schiaffo della Svizzera all’Italia sul rogo di Capodanno. A dividere i due Paesi era stata anche la vicenda delle fatture per le spese sanitarie sostenute dagli ospedali svizzeri per i primi soccorsi ai feriti italiani.
Inizialmente alcune famiglie italiane avevano ricevuto dall’ospedale di Sion fatture da decine di migliaia di franchi, in un caso superiori ai 70mila euro per poche ore di ricovero in terapia intensiva. Le autorità svizzere avevano però chiarito fin da subito che quei documenti avevano carattere puramente amministrativo e che ai parenti non sarebbe stato chiesto alcun pagamento diretto.
Dopo un incontro tra l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Canton Vallese Mathias Reynard, è emersa però la successiva intenzione della mutua svizzera di chiedere allo Stato italiano il rimborso di circa 100mila franchi, pari a poco più di 108mila euro, per le cure prestate a quattro giovani italiani ricoverati nell’ospedale di Sion. Secondo il Cantone, la normativa elvetica non consentirebbe infatti di accollarsi direttamente quei costi.
La reazione di Roma è stata immediata. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’eventuale richiesta «ignobile», annunciando che, qualora fosse stata formalizzata, sarebbe stata respinta senza esitazioni. Sulla stessa linea l’ambasciatore Cornado, che ha ricordato come, nelle ore successive al disastro, l’Italia abbia accolto e curato per settimane due cittadini svizzeri al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano e abbia inoltre partecipato ai soccorsi con un elicottero della Protezione civile della Valle d’Aosta. Un impegno che, secondo la posizione italiana, dovrebbe essere ricambiato nel rispetto del principio di reciprocità tra i due Paesi.
La somma in discussione è relativamente contenuta, anche se sovradimensionata rispetto ai servizi erogati, ma sul piano politico il caso ha assunto un forte valore simbolico, perché tocca il tema della cooperazione sanitaria e dell’assistenza reciproca nelle emergenze transfrontaliere. E l’altro ceffone di ieri non favorirà certo la ricerca di una soluzione a questo scontro diplomatico.
