L’assegnazione del premio Nobel per la pace alla giurista sudafricana Navanethem ‘Navi’ Pillay ha acceso la polemica internazionale. Da sempre questo particolare riconoscimento scatena la discussione sull’opportunità o meno della sua assegnazione e anche quest’anno non è stata fatta eccezione, perché ha guidato l’inchiesta Onu sul conflitto in Medioriente, arrivando ad accusare formalmente Israele di genocidio a Gaza. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, in queste ore ha preso la parola per dissociarsi dalle critiche e, soprattutto, per difendere la Corte penale internazionale.
A salire sulle barricate, oltre a Israele, è stato soprattutto Donald Trump, che ha ricondiviso un post contro la vincitrice, e successivamente il governo degli Stati Uniti ha annunciato l’imposizione di sanzioni alla Corte penale internazionale, giustificate con la volontà di “difendere la sovranità americana e i suoi cittadini dalla minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale”, secondo una dichiarazione rilasciata dal dipartimento di Stato. La Corte ha immediatamente replicato, affermando in un comunicato stampa che tali sanzioni rappresentavano “un attacco allo stato di diritto e alle fondamenta stesse dell’ordinamento giuridico internazionale, che colpisce il principio fondamentale secondo cui nessuno è al di sopra della legge”. Le sanzioni, che entreranno in vigore tra 180 giorni a meno che non si raggiunga un accordo entro tale termine, vieteranno tutte le transazioni finanziarie con la Cpi, al fine di “tagliarle le risorse e ridurne la capacità operativa”, secondo quanto affermato dal segretario di Stato Usa
“Noi crediamo nel ruolo della Cpi e la sosteniamo con convinzione. Per questo ho firmato la dichiarazione congiunta con altri ministri del G7 ed europei, come i colleghi olandesi e danesi, e ci opponiamo con fermezza alle sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro la Corte”, ha dichiarato il vicepremier in un’intervista al Messaggero, sottolineando che, come Paese, “continueremo ad appoggiarne l’operato e a difendere il sistema internazionale, basato su regole e responsabilità”. Tajani non ha, invece, voluto commentare l’assegnazione del premio Nobel perché “non spetta agli Stati” pronunciarsi in merito
