Paolo Zampolli è l'uomo di Donald Trump in Italia. Ha l'incarico di «inviato speciale». Tra i suoi compiti anche quello di curare i rapporti per la diplomazia dello sport. È un imprenditore di successo, ha 55 anni, è amico intimo del presidente americano da anni. Da prima ancora che Trump entrasse in politica. È lui che gli ha presentato la bellissima Melania, che poi è diventata first lady. Giuseppe Conte (detto Giuseppi) invece è il nemico giurato di Trump. Cioè, più precisamente, è il nemico dell'«America imperialista». Il nemico più nemico di tutti. Incalza pure il Pd che accusa di moderatismo poco pacifista.
L'altro giorno, scrive Libero, Giuseppe Conte e Paolo si sono visti. A Roma. Sono andati a pranzo al ristorante. «È una indiscrezione? Chiediamolo direttamente a lui, al dottor Zampolli.
A pranzo col nemico?
«È così. Ma noi non siamo nemici, al contrario siamo vecchi amici».
Vi sentite spesso?
«Quando sono a Roma ci sentiamo, qualche volta ci vediamo. È un amico da tanti anni».
E quando vi vedete parlate di politica, ovviamente
«No, non parliamo di politica. Chiacchieriamo come due vecchi amici. Di tante cose. Di politica raramente».
Ma stavolta ne avete parlato?
«No, assolutamente no».
Il presidente Conte le ha chiesto di darle un link per agganciare Donald Trump?
«Ma no! Conte ha già il link. Non ha bisogno che glielo procuri io. Conte e il presidente americano si conoscono benissimo, possono parlarsi quando vogliono».
In questi giorni si sono parlati?
«No, Conte mi ha detto che non si sono parlati».
Perché non si sono parlati?
«Trump non vuole immischiarsi in questioni di lotta politica italiana. Lui preferisce avere rapporti con le istituzioni. E Conte non è più presidente del Consiglio».
Trump che idea ha di Conte?
«Trump considera Conte un amico carino e gentile».
L'incontro con lei lo ha chiesto Conte?
«No, ci siamo sentiti, come capita ogni tanto, e abbiamo deciso di andare a pranzo».
In un buon ristorante, immagino?
«Sì, vicino a Campo de' Fiori. Un ristorante ottimo, si chiama San Lorenzo. Francamente glielo consiglio».
Cosa avete mangiato? Cucina americana?
«No, italianissima. Degli scampi di qualità e della mozzarella di bufala che così buona non l'avevo mai mangiata. Conte ha mangiato il pescato del giorno».
Dottor Zampolli, non ci credo che non avete parlato di politica.
«Le assicuro, solo chiacchiere tra amici».
Ma lei ha il ruolo di inviato di Trump in Italia, e Conte è uno dei capi dell'opposizione e ambisce a diventare capo del governo.
«Può darsi, non seguo molto la politica italiana».
Ma lei è qui per seguire l'Italia da parte di Trump, non è così?
«Le ripeto: non mi occupo molto di politica italiana».
Eppure Conte sostiene di averle detto di riferire a Trump che lui ritiene sbagliato l'intervento in Iran. E di averle parlato delle strategie politiche dei 5 Stelle
«Beh, della guerra abbiamo parlato. Lui mi ha detto qual è la sua posizione»
E lei cosa le ha risposto?
«Che anche Trump è per la pace. Trump ha già chiuso otto guerre che insanguinano il mondo. E ora sta lavorando per la pace tra Ucraina e Russia e anche per chiudere le guerre del Medio Oriente».
Che altro vi siete detti?
«Glielo ripeto un'altra volta: solo chiacchiere tra vecchi amici».
Non è facile crederle. Giusta la riservatezza, lo capisco bene, ma che due tipi come lei e Conte abbiano evitato la politica nella loro conversazione non è una cosa probabile
«È così. Mi creda. Non capisco perché tanto interesse pubblico per un normalissimo pranzo tra due normalissimi amici. Se vuole le posso dire che abbiamo parlato anche di calcio».
A lei interessa il calcio?
«Sì, sono stato io a portare la Fifa al Trump e Kennedy Centre a Manhattan».
Mi lasci fare un'altra domanda
«Mi scusi, devo scappare, ho un impegno urgente. Eventualmente ci sentiamo più tardi».
Non c'è niente da dire. Uno come Conte è difficile da trovare nella politica italiana. Non puoi certo accusarlo di avere pregiudizi e di essere vittima delle ideologie. Considera percorribili tutte le vie al potere. Purché siano vie al «suo» potere. Se parla dell'America in pubblico non tralascia i giudizi sferzanti. Poi però coltiva le amicizie, tutte. Perché le amicizie possono sempre servire.
E se l'amico americano si chiama Donald, cosa volete dire: l'amicizia è amicizia. E se deve immaginarsi di nuovo a Palazzo Chigi - cosa che pare sia al centro di tutti i suoi pensieri - un legame con la Casa Bianca non è da buttar via.