Il partito repubblicano parla all'Italia che non vota più

Dopo tanto tempo, il Cavaliere rivolge il suo appello non ai leader politici ma alla gente

Il partito repubblicano parla all'Italia che non vota più

L'idea di Berlusconi di rifondare il centrodestra sul modello di un grande partito repubblicano sta incontrando lo scetticismo dei possibili alleati Salvini e Alfano. Se Salvini ha dalla sua la forza dei numeri che danno la Lega in crescita, sia pure senza sbocchi di governo nazionale, la chiusura di Ncd appare davvero miope, figlia di pregiudizi e frustrazioni.

Il progetto di Alfano e Lupi di costruire un partito moderato alternativo a Forza Italia è oggettivamente fallito. I sondaggi danno da mesi Ncd attorno al due per cento dei votanti, che diventa l'uno degli aventi diritto se si considera che la metà degli elettori poi non si reca alle urne. Uno su cento: fine di ogni discorso. Il Nuovo centrodestra è nato vecchio nelle facce, ambiguo nei programmi, succube della sinistra. Non poteva funzionare e non ha funzionato, il tradimento del padre non paga, soprattutto se messo in atto complottando con i nemici storici e politici del tuo elettorato. Alfano dovrebbe prenderne atto e comportarsi di conseguenza. Dubito che lo farà, ma questo non rende certo impossibile il sogno repubblicano.

Se ci fate caso, infatti, c'è una novità nelle parole di Berlusconi. Dopo tanto tempo, il Cavaliere rivolge il suo appello non ai leader politici ma alla gente, soprattutto a quella che si è rifugiata nell'astensionismo. Parliamo di un bacino enorme, di un partito che sfiora il 50 per cento e che non vuole accasarsi né con Renzi, né con Grillo, né con Salvini, né con questa Forza Italia. Molta di questa gente aspetta di trovare sugli scaffali della politica un prodotto liberale nuovo non nel nome ma nella sostanza, non frutto di scissioni, tradimenti e rancori ma di slanci e grandi sogni da contrapporre al renzismo. Il quale, al di là delle parole a volte seducenti, resta un fenomeno ben radicato nella sinistra, come dimostrano le scelte economiche, fiscali, sociali ed etiche. Di Renzi non mi preoccupa il decisionismo spregiudicato, ma la deriva socialista del suo governo. Per fermare la quale non serve la demonizzazione (pratica che ricorda l'anti berlusconismo militante che nulla fruttò a Bersani e soci). Occorre immettere sul mercato, e velocemente, un'alternativa altrettanto ambiziosa. Che non deve piacere ad Alfano, a Salvini o ai colonnelli di Forza Italia, ma a quel 50 per cento di italiani politicamente dormienti. E in maggioranza «repubblicani».

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