Abusi, inchiesta sui Di Maio Ma li salverà la prescrizione

La Procura di Nola apre il fascicolo sulle violazioni edilizie e ambientali, ma frena: passato troppo tempo

Abusi, inchiesta sui Di Maio Ma li salverà la prescrizione

È il versante giudiziario di un'indagine nata fra il Giornale e le tv e che sui media conoscerà la sua sentenza. Due reati per una coppia di indagati: Antonio e Giovanna Di Maio, rispettivamente padre e zia del vicepremier. L'abuso edilizio e quello ambientale. Grandi titoli, miccia corta sul piano penale. Alla procura di Nola, creata nel '94 per contenere il crimine in una Campania sempre meno felix, hanno letto l'informativa della polizia giudiziaria di Mariglianella e si sono fatti una prima idea della situazione: l'abuso edilizio c'è ma è oltre la soglia molto breve della prescrizione che scatta dopo quattro anni. Un paradosso: il meccanismo demonizzato in ogni modo dal M5s scatterebbe anche nella versione riformata. Così i Di Maio: verranno indagati nei prossimi giorni, ma poi fatalmente la prua dell'inchiesta farà rotta verso il porto dell'archiviazione. E la pratica tornerà all'autorità giudiziaria che stabilirà la strategia e valuterà il da farsi.

Sull'altro fronte, un inventario veloce degli inerti sequestrati la dice lunga sullo spessore del filone investigativo: vasche, frigoriferi, tubi, calcinacci. I terreni dove giovedì si è svolto il blitz della polizia municipale erano secondo diverse testimonianze la retrovia dell'azienda di famiglia, l'Ardima, attiva proprio nel settore delle costruzioni. Ma gli oggetti individuati sono piuttosto vecchiotti. Tutto può essere ma al momento il catalogo è molto modesto, anche se si seguirà l'iter del caso.

Nelle prossime ore il pm chiederà al gip la convalida del sequestro, che invece non c'è stato per l'illecito edilizio. Contemporaneamente, Antonio e la sorella verranno iscritti nel registro degli indagati una seconda volta. Poi, conclusa questa fase preliminare, il pm, che era di turno quando è arrivata l'informativa dei vigili, passerà gli incartamenti a un collega che svilupperà la notizia di reato.

Sbilanciarsi è sempre molto difficile quando si maneggia la cronaca in uscita dalle procure, ma anche su questo versante è immaginabile che si finisca su un binario morto.

A meno che non emergano altri elementi che oggi, con tutta franchezza, non si vedono.

In ogni caso, l'indagine ha i suoi passi e le sue procedure e sarà il secondo pm a delimitarne il perimetro e a valutare eventuali atti, interrogatori, approfondimenti da delegare alla polizia giudiziaria.

La partita dei Di Maio si giocherà a Nola e in piccola parte a Napoli. Qui nel 2020, secondo i tempi biblici della giustizia tricolore, si svolgerà l'appello della causa intentata contro il papà del ministro del lavoro da Mimmo Sposito, uno dei quattro operai che finora hanno dichiarato di aver effettuato prestazioni in nero. Siamo fuori dal recinto del penale ma sempre fra le carte bollate. A Nola, Sposito aveva perso il primo round; tenterà dunque di far valere le proprie ragioni davanti ai giudici della corte d'appello. Gli altri lavoratori non hanno voluto ingaggiare il braccio di ferro, anche se le loro storie sono affiorate nel corso de Le Iene. Non risulta però che la procura abbia disposto accertamenti per episodi che, in ogni caso, risalgono a molti anni fa.

Questa volta, a differenza di tanti capitoli della storia patria, la cronaca giudiziaria dovrebbe rimanere periferica. Non saranno, non qui, verbali e intercettazioni a segnare la parabola di Di Maio. Semmai sarà interessante misurare fra qualche settimana l'impatto di tutta questa complessa vicenda sull'opinione pubblica e sul gradimento dei 5 Stelle.

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