Accoglienza, veti e dietrofront Sindaci Pd in crisi di nervi

Tassare chi ospita migranti? A Reggio Calabria in arrivo agevolazioni, a Codigoro il primo cittadino ci ripensa

Accoglienza, veti e dietrofront Sindaci Pd in crisi di nervi

F acite ammuina. Sulla questione migranti nel Pd sembra essere diventata regola la norma della Real Marina borbonica. Un falso storico quella, una realtà politica il «fate confusione» del partito unico di governo (un po' terzomondista un po' legalitario e certo di sinistra ma democratica e riformista) di fronte alla massa di disperati che arrivano dall'Africa sulle coste italiane. Così quelli a poppa vanno a prua, quelli a dritta a sinistra, quelli a sinistra a dritta. Giuseppe Falcomatà, ad esempio: sindaco di Reggio Calabria, già renziano doc. «Le comunità che ospitano i migranti vanno premiate. Per loro meno tasse», suggeriva ieri, provando a convincere la ciurma dei sindaci dem a navigare altri mari, alla caccia del tesoretto di Stato. Di quella parte dei tributi che i comuni girano a Roma e che invece, secondo capitan Falcomatà, potrebbero rimanere nelle casse dei municipi accoglienti. «L'idea ha spiegato lui stesso a Repubblica - è incentivare i centri a ospitare i migranti». Quasi un ammutinamento, rispetto alla nuova rotta tracciata dal segretario-comandante Renzi: aiutiamoli a casa loro. Ma chi dalla terraferma osserva, azzarda: l'aperturismo di Falcomatà il giovane sarebbe un guanto di sfida nella contesa per un posto al sole sul ponte di comando, dove si muove da contrammiraglio Marco Minniti, anch'egli reggino e soprattutto ministro dell'Interno del governo d'Italia, in questi giorni impegnato invece a sigillare i confini marittimi della Repubblica. È a lui che in riva allo Stretto si imputa la scelta di silurare il sindaco compaesano dalla segreteria Pd, preferendogli una sua assessora, Angela Marcianò. L'indomani prontamente gettata a mare dal Falcomatà ferito in coda ad un tremebondo scontro con l'ammiraglio Guerini.

Sarà pure per questo che intanto nel Pd quelli sottocoperta salgono sul ponte e quelli sul ponte scendono sottocoperta, passando tutti per lo stesso boccaporto. Come Alice Zanardi, sindaca di Codigoro: sabato aveva annunciato di voler tassare chi, nel suo paese, avesse ospitato migranti. Ieri temendo forse d'essere abbandonata su qualche isola deserta - aveva già cambiato idea: «Solo una provocazione».

Altri, invece, non hanno tirato i remi in barca. Giovanni Corbo, nella lombarda Besnate, ha combattuto la prefettura che a metà luglio voleva mandargli 32 migranti, quasi il doppio di quelli pattuiti: fino a quando non ci hanno ripensato, s'è astenuto dal cibo come manco in Quaresima. «Perché non può più essere che 2.700 comuni accolgono e altri 5.300 no», la sua tesi. «Abbiamo fatto la nostra parte, ora non ce la facciamo più», tuona da Catania Enzo Bianco. E Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e presidente Anci: «Se continua così dichiarava una ventina di giorni fa non ce la facciamo. I prefetti ci devono aiutare a distribuire i profughi. I sindaci non dicono di no, ma spesso chi ne ha di più ne riceve altri». Non a caso a Castell'Umberto, nel Messinese, hanno alzato le barricate mentre a Vitulano, in provincia di Benevento, con le ruspe hanno tirato su muri di pietre e sabbia sulle strade. A guidare le rivolte, o a chiedere l'intervento della Procura, come a Gorla Minore, vicino Varese, sempre amministratori eletti sotto le bandiere del Pd.

Insomma, tutto e il suo contrario: anche chi non ha niente da fare (o da dire) si dà da fare, qua e là. Come se fosse davvero legge: facite ammuina.

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