Le accuse di Centofanti non spaventano Palamara

L'imprenditore ai pm: vacanze e cene gratis. L'ex toga: confermata la tesi difensiva

Le accuse di Centofanti non spaventano Palamara

Le dichiarazioni last minute di Fabrizio Centofanti non spaventano Luca Palamara. Nel giorno in cui il gup perugino Angela Avila dice no alla richiesta di Piero Amara di essere ammesso come parte civile nel procedimento che vede l'ex numero uno dell'Anm indagato con il pm Stefano Rocco Fava per rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio (per orchestrare una campagna mediatica contro Paolo Ielo e l'ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatone come «vendetta» per non avevano dato l'avallo alla richiesta di arresto di Amara da parte di Fava, nel 2018), agli atti dello stesso procedimento finiscono i due verbali di Centofanti, che ha rilasciato «spontanee dichiarazioni» ai pm perugini Gemma Miliani e Mario Formisano il primo e il nove giugno, relativamente al filone principale che lo vede imputato con Palamara per corruzione. L'imprenditore ed ex sodale di Palamara decide insomma di collaborare in extremis, e ammette non solo alcuni dei favori che avrebbe fatto all'ex magistrato tra quelli contestati dagli inquirenti, ma dice anche di aver finanziato le attività di lobbing per il sistema che girava intorno al Csm, pagando cene e incontri con colleghi e capicorrente, oltre a partecipare lui stesso ad alcuni degli appuntamenti, facendo da «guida» ai pm nello scremare le sue scritture contabili. «Le fatture emesse dai ristoratori verso le mie società non sono tutte relative a pranzi organizzati nell'interesse di Palamara», spiega Centofanti alle toghe mercoledì scorso, aggiungendo di aver «corrisposto di media 7/8mila euro annui a partire dal 2014 sino al febbraio 2018, ovvero sino al mio arresto, in relazione ai pranzi e alle cene che ho pagato in favore di Palamara». In particolare, pranzi e cene all'hotel Majestic di Roma, spiega l'imprenditore, le aveva finanziate per «finalità di politica correntizia». Centofanti conferma anche di aver pagato al magistrato e all'amica Adele Attisani un viaggio a Ibiza e un soggiorno, con cene e gita in barca, a Favignana.

Ma la difesa di Palamara minimizza. Quelle dichiarazioni, spiega l'avvocato Benedetto Buratti, «confermano in larghissima parte le tesi difensive che sin dalle prime battute di questa inchiesta il dottor Palamara ha fornito». E lo stesso Palamara replica sarcastico, ricordando la non ancora chiarita vicenda del trojan e delle intercettazioni a suo carico proseguite illegittimamente per tre mesi, proprio mentre la sezione disciplinare del Csm acquisisce gli atti sul server trojan nell'ambito del procedimento ai cinque consiglieri che presero parte alla famigerata cena dell'hotel Champagne. E di avere, invece, già chiarito sui fatti riportati da Centofanti. «Non mi spaventa nessuna dichiarazione last minute quasi a orologeria per distrarre da fatti gravi perpetrati ai miei danni», spiega l'ex toga in una nota. «La battaglia per la verità anche sul trojan continua: mi difenderò sempre nel processo dimostrando di non aver mai compresso la mia funzione di magistrato e continuerò a battermi per affermare i principi di una giustizia giusta». «Non mi lascio certo intimidire conclude l'ex consigliere del Csm - da manovre e operazioni spintanee che provano a infangarmi al solo scopo di far calare il silenzio sulla mia vicenda. Non accadrà».

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