La sinistra, da sempre, ha alcune tentazioni ricorrenti. Le più note sono tre: scissione, papa straniero e il cavallo di Troia per disintegrare la destra. Nessuna delle tre è una grande idea. Non solo non funzionano, ma in genere sono dannose. I motivi per cui la sinistra ci ricasca ogni volta meriterebbero una lunga, praticamente eterna, seduta psicanalitica, qui ci si limita a lasciare una provocazione: la cultura post marxista (o ciò che ne resta) non ha più nulla di reale, ma è solo un algoritmo che ripete un loop infinito. È insomma un algoritmo cieco o, semplicemente, un disco rotto. Non apprende, non fa esperienza, non si evolve. Il sospetto è che questo girare intorno sia il frutto di un errore di sistema. Sono anni e anni, decenni, che la sinistra trova la propria identità solo come antitesi della destra. È di fatto un anti identità. È anti qualcosa: anti Berlusconi, anti Meloni, anti chi volete voi. Il risultato è che se ti pensi solo al contrario finisci per dimenticarti chi sei. L'ossessione genera il nulla e il nulla ripete se stesso senza tempo. Il nulla, per esempio, ti fa pensare che per mettere fuori gioco Giorgia Meloni devi mettere in vetrina Roberto Vannacci. E il generale arriva.
Eccolo, sorride, con cinica strafottenza, e sciorina tutto il repertorio di quello che la sinistra pensi debba pensare la destra. Il generale, con due stelle ormai in pensione, che non è affatto stupido, porta avanti il canovaccio che più fa rumore e si prende gli applausi di chi lo guarda sulla Sette all'ora di cena. Il disgusto, se serve a togliere voti alla Meloni, li fa eccitare come debosciati finiti per noia nei teatri di strada del fondo delle pulci. È commedia dell'arte. È il "miles gloriosus" o "el soldado fanfarrón", è Capitan Fracassa o Capitan Spaventa. È la maschera con cui la sinistra si è messa a improvvisare senza sapere quello che fa. Questo perché non riescono più a immaginare il futuro. Non hanno prospettiva. Si limitano a vivere in un presente dove il passato viene raccontato solo con il registro del melodramma o dell'operetta. Tutto è finzione, mistificazione e ogni artificio è strumentale a delegittimare il risultato elettorale quando non corrisponde alle loro ambizioni. È così, per esempio, che il partito che ha la parola democratico nel nome non solo ha rinnegato la democrazia (i voti degli altri sono sempre cattivi) ma adesso si balocca con i valori rodomonteschi, ai confini dei diritti occidentali, di un generale di divisione. È, appunto, la parodia del cavallo di Troia.
Ci sono cascati in tanti, leader e peones, con il carico di illusioni di trovare a sinistra la terra dove gli sfiniti trovano pace e magari la considerazione di Lilli Gruber e un ruolo da caratterista in qualche commedia ombelicale. È la storia di Pier Ferdinando Casini che da quando ha ripudiato Berlusconi si è assicurato un posto in Parlamento con qualsiasi segretario piddino e in qualsiasi campo largo. Solo che resta un personaggio in cerca di qualcosa che non riesce ad afferrare. È la politica del "domani toccherà a me". È quel voltare a sinistra con la speranza ossessiva di finire al Quirinale.
La scommessa di Angelino Alfano fu un disastro. Non si accorse che quei sussurri giorno dopo giorno stavano diventando velenosi. C'era anche il gioco ambiguo di un Presidente della Repubblica che si considerava eletto direttamente dal popolo, tanto da lasciare il ruolo di arbitro e custode della Costituzione per improvvisarsi, di fatto, capo dell'esecutivo. Tutte cose che la sinistra nega per non fare i conti con la propria coscienza.
C'è un titolo qui davanti di un quotidiano di destra di dodici anni fa: Alfano si butta a sinistra. Il catenaccio racconta la manovra un po' ardita: vuole stringere un'alleanza strategica con Renzi dopo le europee e chiudere la porta a Forza Italia. Il problema di Angelino in quell'illusione di celebrità è che nella sua avventura mancavano i voti. Si può dire che è stato vittima di quel fenomeno politico chiamato "fata Morgana". Ti vedi già al governo e pensi poi di raccogliere voti alle elezioni.
In genere te lo fanno credere gli opinionisti di sinistra. È capitato anche a Mario Monti. Alla fine di queste meravigliose strategie in genere accade questo: la destra mancina sfiorisce e la sinistra continua a cercare un Papa, sperando perfino che sia femmina.